Dono gratuito e DDL concorrenza: la legge che non convince Avis

2022-02-07T11:02:42+00:00 1 Febbraio 2022|Donazioni|
ddl di Giancarlo Liviano D'Arcangelo

Non è stato un fulmine a ciel sereno – perché dall’uscita della bozza approvata in senato del DDL concorrenza c’era il sentore di una certa perplessità – ma il comunicato di Avis nazionale pubblicato il 23 dicembre ha alzato il livello di attenzione sul futuro del sistema sangue.

Leggi il comunicato di Avis nazionale sul DDL concorrenza

Gianpietro Briola, presidente di Avis nazionale, in rappresentanza di tutti i donatori avisini – circa 1 milione e 300 mila volontari – ha espresso con parole ferme e concetti molto chiari la propria preoccupazione per l’apertura che il testo del DDL mostrerebbe verso il dono “commerciale”, a fronte di una tradizione etica ormai consolidata in Italia, secondo cui il dono del sangue deve essere rigorosamente anonimo, volontario, gratuito, associato e organizzato.  

L’ambiguità nel testo del disegno di legge

Ma dove si trova nel testo del DDL questa apertura al dono commerciale che i vertici di Avis hanno definito “equivoca”?

Si trova nel passaggio della legge che regola la plasma-lavorazione e l’acquisto sul mercato della quota di plasmaderivati salva-vita che l’Italia non riesce a produrre da sé.

Il nuovo DDL stabilisce che le aziende produttrici di farmaci plasmaderivati possano avvalersi di “stabilimenti di lavorazione, frazionamento e produzione ubicati in Stati membri dell’Unione europea o in Stati terzi che raccolgono plasma esclusivamente da donatori non remunerati”. 

Ecco.

In quest’ultima dicitura, secondo Avis, si nasconde l’equivoco. Per Avis, la dicitura corretta da utilizzare nella legge doveva specificare che il tipo di raccolta plasma compatibile con la tradizione etica italiana doveva comprendere non soltanto le donazioni  non remunerate, ma anche quelle non rimborsate.

Qualcuno potrebbe reputare questa specificazione una sottigliezza, o una preoccupazione troppo grossa. Del resto la donazione etica è citata in altri passaggi del disegno di legge. Ma che la preoccupazione mostrata da Avis sia essenzialmente giusta lo si capisce molto bene andando ad analizzare ciò che succede in molti paesi esteri.

L’indagine sul trucco dei rimborsi

Da un’indagine realizzata proprio da Avis nel numero 2 della rivista associativa Avis SOS del secondo quadrimestre 2020, emerge come l’ambiguità tra dono rimborsato e dono retribuito sia una costante di paesi come USA, Germania, Austria, Repubblica Ceca e Ungheria, dove l’approvvigionamento di plasma avviene su basi commerciali.

Come dimostrano molte inchieste, come quella del New York Times che abbiamo riportato in passato, o quella di Business Insider che è possibile vedere nel video in basso, negli Stati Uniti il plasma viene spesso acquistato attraverso una vera e propria transazione di compravendita (con il massimo consentito di 104 trasfusioni annue si possono guadagnare più di 500 dollari al mese), ma talvolta, nei paesi che ammettono una raccolta non totalmente gratuito, la tipologia commerciale di acquisizione non è così diretta.

Le forme di retribuzione sono varie. Come si vede in figura 1, ci può essere un baratto di libri, magari per attirare donatori giovani che devono pagarsi l’università, ma non mancano i casi in cui la forma di pagamento del plasma sono i classici coupon da spendere nei grandi store on-line per acquistare prodotti di consumo.

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Campagna in Usa che propongono libri in cambio del plasma

Al confine tra Messico e Usa sono numerosi i centri di raccolta per ingelosire i cittadini messicani in possesso di visto temporaneo con una prospettiva di facile guadagno, mentre in Europa, impressiona particolarmente il caso della città austriaca di Hainburg an der Donau, a due passi dalla Slovacchia, dove impazzano campagne di comunicazione a favore del dono “rimborsato” con tanto di personale amministrativo, medico e infermieristico di madrelingua slovacca. Lo scopo è attirare cittadini slovacchi, che nel proprio paese possono donare solo in mondo gratuito proprio come avviene in Italia, per “comprare” il loro plasma.

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Campagna austriaca per dono “rimborsato” destinata a utenti slovacchi

Austria, Germania, Repubblica Ceca e Ungheria sono Paesi in cui la retribuzione per la raccolta plasma è prevista per legge, con circa 20-25 euro per le trasfusioni che molto spesso sono chiamate “rimborso spese” o “rimborso viaggio”. Insomma, i confini sono sottili e bisogna stare in guardia.

Proprio questi casi, così frequenti nel mondo, hanno indotto Avis a ritenere fallace la dicitura usata nel DDL concorrenza, e del resto in Italia sappiamo bene che il miglior, o il peggior funzionamento di una legge, e di conseguenza il funzionamento degli scenari e dei meccanismi che ogni legge è chiamata a regolare, possono davvero dipendere da un singolo vocabolo.

Nel condannare questo passaggio segreto potenziale per il dono commerciale, Briola è stato molto chiaro: “Non possiamo tollerare – ha detto – un modello organizzativo apparentemente basato sulla gratuità delle donazioni, ma che in realtà gioca sull’equivoco della remunerazione/rimborso. Il plasma non può essere soggetto alla mercificazione, perché ciò significherebbe giocare al rialzo e cambiare le regole del sistema sanitario. Siamo peraltro fiduciosi che il principio etico e sociale della solidarietà del dono, sancito dal Parlamento, debba continuare a essere caposaldo del nostro ordinamento”.

La difesa necessaria del dono etico

All’obiezione secondo cui già oggi c’è un 30% di plasma e plasmaderivati che l’Italia è costretta a importare dagli Usa per far fronte al proprio fabbisogno – l’autosufficienza plasma nel nostro paese si assesta circa al 70% – la risposta da contrapporre è che questa circostanza di forza maggiore va accettata solo ed esclusivamente per il bene di tutti quei pazienti bisognosi di farmaci salvavita, che altrimenti non potrebbero curarsi. Ma l’obiettivo del sistema nel lungo periodo deve essere quello di eliminare anche questo 30% di ricorso al mercato attraverso un’autosufficienza nazionale da donazioni gratuite che deve arrivare al volume totale.

L’obiettivo è possibile, manca davvero solo un piccolo sforzo. Ma si potrà raggiungerlo solo, come ha detto Briola, con la difesa del valore etico del dono e della natura esclusivamente pubblica e associata della raccolta”.

Del resto la conferma che il dono gratuito è la strada giusta, è arrivata dalla pandemia, e questo lo testimoniano i dati: in tutti quei paesi in cui vige la donazione “commerciale” la raccolta sangue è crollata, mentre in quelli come l’Italia in avviene su base etica, i sistemi hanno tenuto molto bene.

Che questo insegnamento sia di monito per il futuro.