Vaccino per i donatori: sui media inesattezze e confusione

2021-03-24T18:18:00+00:00 23 Marzo 2021|Attualità|
di Laura Ghiandoni

Il mese di marzo secondo le previsioni doveva essere rappresentato dalla primula della rinascita grazie alla campagna di distribuzione del vaccino, invocato per circa un anno da tutto il comparto scientifico e non. Oggi la situazione sembra essere sfuggita di mano.

Alcuni servizi giornalistici hanno evidenziato le discrepanze tra decisioni regionali e nazionali, ed è ormai evidente per tutti che la prima fase della campagna di vaccinazione è stata compiuta dalle regioni e dalle province in base a decisioni di natura opinabile, variabile di territorio in territorio.

Resta da dire che il metodo di selezione delle categorie ha gettato confusione su interi comparti della società, lasciando la sensazione del vivere un’Italia pre-unitaria, almeno dal punto di vista sanitario; un’Italia il cui tessuto sociale è diviso, dopo essere stato già provato dall’epidemia e dalle carenze della politica.

Il caos non poteva non toccare il mondo della donazione di sangue, che resta saldo nei suoi valori, ma si chiede ancora perché se pochi mesi fa il governo aveva dato il via alla vaccinazione per coloro “che collaborano nella gestione dei donatori” ancora oggi questo non avvenga nella maggior parte delle regioni, mentre in altre – il caso della Lombardia – la campagna abbia già incluso gli stessi familiari dei donatori di sangue. Su questo tema si è espresso il presidente Avis Gianpietro Briola indicando le ragioni che hanno permesso l’accordo con la regione Lombardia.

Ragioni che evidenziano la necessità di tutelare una risorsa, quella ematica, strategica per tutto il paese.

Ospedale di Cosenza

Un altro caso che ha suscitato polemiche, è il servizio giornalistico di Daniele Bonistalli andato in onda su La7 pochi giorni fa.

Durante il programma Non è l’Arena, il racconto giornalistico ha introdotto le spesse problematiche della sanità calabrese, spiegando che, nell’azienda sanitaria di Cosenza, i soliti furbetti – in questo caso individuati nei donatori di sangue – avevano avuto il lasciapassare per la vaccinazione anti-Covid.

Il giornalista era probabilmente all’oscuro della nota ministeriale firmata dal dottor Rezza, che introduce i donatori di sangue nella fase due della campagna vaccinale, e nel servizio ha definito i donatori un gruppo “giovane” e in buona salute, non meritevole della vaccinazione.

Come sappiamo i donatori possono donare fino a 60/70 anni e la comunità che li raccoglie è alla base dello stesso buon funzionamento del sistema sanitario.

Vogliamo dimenticare cosa rappresentano i donatori per gli interventi chirurgici?

Senza la comunità dei donatori di sangue, che offre ai pazienti nei reparti il proprio contributo in termini di volontariato, sangue e plasma per i farmaci plasmaderivati, non ci sarebbe terapia salvavita per molti pazienti affetti da patologie del sangue.

La nota ministeriale in questo senso intende tutelare non solo i donatori – che hanno il dovere di mantenersi in buona salute anche grazie al vaccino – ma gli stessi pazienti che necessitano sangue.