Giorgio, una vita serena grazie a medici, infermieri e donatori di sangue

2021-02-18T12:56:00+00:00 17 Febbraio 2021|Personaggi|
Giorgio Vindigni di Laura Ghiandoni

Avere diciotto anni ed essere colpiti da una patologia del sangue non è un dramma se si è supportati da un sistema sanitario efficiente e da una famiglia amorevole.

Ce lo racconta Giorgio Vindigni, appena maggiorenne, il quale ha scoperto all’età di 6 anni di dover convivere con una forma di talasso-drepanocitosi, una patologia del sangue legata alla forma a falce dei globuli rossi.

Giorgio da quel momento si è dovuto necessariamente sottoporre a trasfusioni di sangue regolari e oggi vive una vita normale e relativamente serena anche grazie alle donazioni di tutti coloro che compiono il bel gesto regolarmente.

Giorgio Vindigni, 18 anni

“In questo periodo ogni 50-60 giorni vado al centro per compiere lo scambio. Mi siedo comodo sul lettino e mi collegano ad una macchina che da un lato preleva il mio sangue, dall’altro mi infonde il sangue del donatore, e nonostante il sangue che mi arriva sia sano, il midollo avvia il processo di trasformazione del globulo rosso che tende a prendere una forma a falce”.

Giorgio ammette che durante l’inizio del periodo di Covid-19 “tra i pazienti c’era un po’ di apprensione” perché “nessuno usciva di casa e nessuno poteva donare sangue” ma in generale oggi non si lamenta e non dichiara di aver paura.

“Senza dubbio ho sofferto, ma vivo la patologia con serenità perché sono stato sostenuto dalla famiglia, dai medici, dagli infermieri di Ragusa” e proprio pensando alla qualità del sistema sanitario per la tutela del paziente, commenta “non tutto il sistema sanitario in Italia è come il polo di Ragusa che è un’eccellenza europea…”.

Per ciò che concerne il suo stile di vita, Giorgio racconta le premure che bisogna avere per tenere sotto controllo la sua patologia: “Nella routine basta stare attento, e non è necessario privarsi di nulla. È sufficiente ricordarsi di compiere piccole azioni, come ad esempio indossare una sciarpa o un cappello o assumere una cardioaspirina per evitare il ritorno di una crisi”. Queste azioni sono sufficienti a evitare complicazioni, perché, spiega, “alcune piccole trascuratezze potrebbero rappresentare la scintilla che fa scattare una crisi”.

Ma quali sono i rischi di una crisi per i malati di drepanocitosi? Giorgio racconta cosa accade in modo molto dettagliato: “La crisi si verifica quando il globulo rosso assume la forma a falce ed ostruisce la circolazione dell’ossigeno nel sangue. In quei frangenti si sta molto male e si forma un coagulo di sangue che causa intensi dolori. Dolori che nel mio caso che vanno dalla pancia alla schiena”.

Giorgio però è molto sereno e ottimista per la sua condizione: “Oggi per fortuna abbiamo trovato il giusto equilibrio sia con le terapie e con i medici” perché le contromisure sono semplici: “se ci si cura, si evita che accada la crisi”.

Ecco perché, per lui, i piani per il futuro sono tanti e luminosi: “In questo momento sto preparando dei progetti per l’università. Essendo cresciuto in un ambiente medico, vorrei stare dall’altra parte del lettino, e penso di iscrivermi a farmacia”. Oggi dunque la sua vita procede bene, e il merito è anche dei donatori di sangue, e del rispetto di quel fil rouge tra donatore e paziente che è in grado di salvare vite umane e di cui le associazioni parlano spesso.

E così Giorgio ha le idee chiare anche sul presente: “Con una pagina creata su Instagram ho ottenuto molti feedback positivi, e da poco ho registrato un brand che si chiama Il club dei 50: organizziamo raduni di minicar e stiamo avendo successo tra i giovani”.