Covid-19, i vaccini approvati e quelli in sviluppo. La sfida globale delle aziende

2021-02-22T15:06:02+01:00 22 Febbraio 2021|Attualità|
di Laura Ghiandoni

A circa un anno dall’inizio dell’epidemia di Covid-19, la gara mondiale alla lotta contro il virus ha portato alla ricerca e allo sviluppo di numerosi vaccini, più o meno efficaci nel prevenire il contagio, sviluppati in vari paesi del mondo.

Il risultato è ottimo se si considera il pochissimo tempo impiegato dai diversi team scientifici di aziende private e statali per avanzare nel complesso procedimento di ricerca e sperimentazione, e per ottenere l’autorizzazione da parte degli istituti sanitari nazionali o europei.

L’emergenza sanitaria naturalmente ha semplificato procedimenti altrimenti molto più lunghi, e ha obbligato la maggior parte degli stati a mettere l’acceleratore per offrire il prima possibile un’arma che consentisse di contrastare la pandemia e guidare le comunità verso l’immunità di gregge.

Analizziamo quindi brevemente le caratteristiche dei tre più famosi vaccini somministrati in Europa e Stati Uniti e allarghiamo lo sguardo a ciò che succede nel resto del mondo.

1.Vaccino di Pfizer/BioNTech (Cominarty BNT162b2).

Già verso Natale l’Unione Europea ci ha offerto la speranza di uscire dall’epidemia, proponendo l’arrivo del vaccino sviluppato da Pfizer/BioNTech e Oxford. Dalla fine di dicembre abbiamo cominciato a seguire la somministrazione di questo primo vaccino autorizzato sia negli Stati Uniti che in Europa alle fasce della popolazione più esposte al rischio contagio.
La sua efficacia è la maggiore tra tutti i vaccini disponibili ed è stata valutata al 95 per cento.

Caratteristiche del vaccino

Si somministra su una popolazione di età pari o superiore a 16 anni in due dosi. La prima dose a distanza di tre settimane dalla seconda. Necessita di essere trasportato ad una temperatura tra i -60°C e i -80°C.

Come funziona?

L’azione si basa su una molecola detta RNA messaggero, che contiene le istruzioni genetiche per costruire la proteina “spike”, l’involucro esterno utile per permettere l’ingresso del virus nelle cellule umane. Iniettando il vaccino l’organismo inizia a produrre gli anticorpi specifici contro la Sars-CoV-2 e le cellule T.

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2. Il vaccino di Moderna: mRNA-1273

Efficace al 94,1%, questo vaccino ha dimostrato di funzionare al 90,9 per cento nelle fasce di popolazione a grave rischio Covid-19, ovvero, per esempio, i pazienti affetti da patologie quali malattia polmonare cronica, cardiopatia, obesità, malattia del fegato, diabete o infezione da HIV.

Caratteristiche del vaccino

Può essere somministrato a una popolazione di età pari o superiore ai 18 anni, quindi due anni in più rispetto al vaccino di Pfizer/BioNTech e Oxford. La somministrazione delle due dosi deve avvenire a distanza di 28 giorni e le temperature a cui va conservato il vaccino sono tra i -25°C e i -15°C.

Come funziona?

Il meccanismo di funzionamento è lo stesso del vaccino Pfizer/BioNTech e Oxford. La molecola Rna messaggero produce una reazione dell’organismo che produce anticorpi specifici. Il suo utilizzo è stato autorizzato all’emergency use della Food and Drug Administration il 18 dicembre 2020.

3. AstraZeneca Oxford

Il vaccino sviluppato da AstraZeneca ed Oxford (denominato AZD1222 o ChAdOx1 nCoV-19) secondo le stime è efficace all’incirca nel 90/95 per cento dei casi.

Caratteristiche

La popolazione di età uguale e superiore ai 18 anni può essere sottoposta a questo tipo di vaccino che si somministra in due dosi. La distanza di tempo tra la prima e la seconda dose può variare tra le 4 e le 12 settimane.

Le temperature per il trasporto e la conservazione sono quelle della refrigerazione normale, tra i 2 e gli 8 gradi centigradi per il tempo di 6 mesi.

Come funziona?

Il funzionamento varia rispetto Pfizer e Moderna perché in questo caso viene iniettato un virus reso innocuo – un adenovirus dello scimpanzé – utile a far produrre dall’organismo del paziente la proteina Spike di Sars-CoV-2.
L’approvazione del vaccino prodotto da AstraZeneca ed Oxford è stata concessa dall’Agenzia Europea del Farmaco (EMA) il 29 gennaio.

I vaccini autorizzati nel resto del mondo

Sputnik V: la soluzione russa

Si chiama Sputnik V il vaccino creato dall’istituto di ricerca parte del ministero della Salute russo, Gamaleya. L’efficacia secondo i risultati della sperimentazione è stata valutata al 91, 6 per cento.

Si somministra in due dosi alla popolazione che abbia compiuto i 18 anni. Le due dosi vanno iniettate ad una distanza di 21 giorni. La temperatura di conservazione della forma liquida del vaccino è di 18,5 C°.

Sputnik V agisce nell’organismo come AstraZeneca Oxford, utilizzando cioè il vettore virale di due tipi di Adenovirus chiamati Ad5 e Ad26. L’autorizzazione non è ancora avvenuta in Europa.

I vaccini cinesi: un modo per ampliare il raggio d’azione politico nel mondo

La Cina rispondendo al bisogno di moltissimi paesi di un’arma contro il Covid-19 – pronta subito ed abbastanza efficace – ha iniziato a commercializzare, diffondere i propri vaccini prima che fossero autorizzati.

Il vaccino è divenuto oggi il nuovo strumento cinese per stringere e rafforzare relazioni già ampiamente avviate, con paesi in crescita come alcune nazioni dell’Africa, del Sud America e altre.

Due vaccini sono stati realizzati da Sinopharm, azienda dell’istituto Biological Products di Pechino, di cui uno, il BBIBP-CorV, ha dimostrato un’efficacia del 79 per cento di prevenzione del contagio.

Oggi i due vaccini sono distribuiti in molti paesi del mondo tra cui il Marocco, l’Ungheria e gli Emirati Arabi. Ci si prepara ad una campagna di vaccinazione cinese anche in alcune aree dell’Africa come l’Etiopia.

Il terzo vaccino di cui si conosce l’autorizzazione è quello realizzato dalla privata Sinovac Biotech, chiamato CoronaVac, considerato efficace al 50,38 per cento.
Il quarto è CanSino Bio che ha ottenuto il via per la terza fase della sperimentazione in diversi paesi tra cui il Pakistan.

Altri vaccini oggi in sviluppo

Tra i vaccini in sviluppo oggi possiamo citare NVX-CoV2373, il vaccino statunitense che potrebbe essere utile anche contro le varianti del virus. Il vaccino ha ottenuto risultati di efficacia provvisoria all’89,3 per cento, dato che nei giorni scorsi ha fatto salire a +64 per cento le azioni della Novavax nel mercato azionario di Wall Street.

Si chiama Ad26.COV2.S, il vaccino creato da Johnson&Johnson, il quale sembra indicare un’efficacia di prevenzione del 66 per cento sulla popolazione mondiale. La revisione ciclica per l’autorizzazione della commercializzazione del prodotto è stata avviata a dicembre mentre l’azienda conduce studi clinici sulla sicurezza.
Nei mesi scorsi tre maggiori produttori di vaccini – GlaxoSmithKline, Merck e Sanofi – hanno fermato la ricerca dello sviluppo di un vaccino contro il Covid-19 e lasciato il passo alle aziende che già hanno raggiunto il risultato.