Vaccino per il Covid-19, si parte dai medici e dai pazienti a rischio
Le parole del dottor Ezio Zanon, tra i primi vaccinati a Padova

2021-01-07T11:56:09+00:00 28 Dicembre 2020|Attualità|
di Giancarlo Liviano D'Arcangelo

Il vaccino è arrivato domenica 27 dicembre, non senza polemiche per l’esiguo numero di dosi giunte nel nostro paese, 9750, e per l’immancabile show mediatico con il furgone demandato al trasporto filmato dalle telecamere durante il suo percorso. Ma asciugando l’evento del superfluo, restano i fatti salienti, che riguardano la somministrazione del vaccino alle categorie a rischio o impegnate in prima linea nella lotta contro il Coivd-19. Tra i primissimi medici che hanno ricevuto il siero c’è Ezio Zanon, direttore del Centro emofilia di Padova, esperto nella cura di questa malattia così complicata. Lo abbiamo intervistato per conoscere la sua testimonianza diretta sul vaccino, sull’uso del plasma iperimmune nel suo ospedale, e per approfondire i temi legati alle vicende degli emofilici durante la pandemia.

Dottor Zanon, lei è tra i primissimi medici vaccinati del Paese. La prima domanda è d’obbligo: ci vuole raccontare come si sono svolte le operazioni e quali tipologie di suoi colleghi sono stati scelti per questa primissima tranche?

La direzione Sanitare dell’Azienda Ospedaliera di Padova ha deciso in prima battuta di vaccinare i medici esposti in prima linea nel trattamento dei pazienti con polmonite da Covid-19 di età superiore ai 50 anni. Sono stato contattato dalla Direzione Sanitaria il 24 dicembre. In primis è stato raccolto il mio consenso a vaccinarmi quindi è stato verificato che non c ‘erano controindicazioni alla procedura (allergie, infezione da Covid-19 nei 15 giorni precedenti, altre vaccinazioni nelle due settimane precedenti). Ho aderito con entusiasmo perché credo fortemente che sia lo strumento più efficace per combattere la pandemia in corso.

Anche la seconda domanda è d’obbligo: sono passate ormai più di 24 ore, come si sente?

Sto molto bene, non ho avuto nessun disturbo né durante la somministrazione e subito dopo. Viene richiesto di permanere 15 minuti seduti nell’area vaccinazioni dopo l’esecuzione per verificare fenomeni allergici. Disturbi sistemici tipo febbre eccetera non si sono presentati successivamente. Presento solo una lieve dolenzia nella sede di iniezione che si presenta nella stragrande maggioranza delle persone dopo qualsiasi vaccinazione.

Ezio Zanon al momento del vaccino

Che tipo di impatto avrà secondo lei il vaccino sulla gestione dell’epidemia? Sappiamo bene che ormai, nel nostro tempo, esistono due piani di valutazione. Il primo è senza dubbio il concreto, cosa succederà peri i pazienti prima e poi per i cittadini. Il secondo è il piano della percezione collettiva, che è fortemente condizionata dal racconto mediatico.

Le vaccinazioni sono una delle più grandi scoperte in medicina. Dalla scoperta di Jenner che nel 1798 mise a punto la vaccinazione del vaiolo, rappresentano l’univa vera arma a disposizione per combattere le infezioni virali. Le vaccinazioni hanno permesso di salvare nei secoli milioni di vite che sarebbero andate perse perché colpite da differenti infezioni. Porre sullo stesso piano tale vantaggio possibili minimi effetti collaterali in alcuni vaccinati ed effetti a distanza nessuno dei quali documentato scientificamente è un abominio. Credo che anche nell’infezione da Covid 19 con il diffondersi della vaccinazione sempre meno persone saranno colpite e i numeri degli affetti saranno contenuti e la gestione rientrerà nell’ordinaria gestione delle comuni infezioni.

Il suo reparto ha sofferto per il Coivd-19? In che modo è cambiata la quotidianità per i pazienti emofilici? È mai esistito il rischio che non vi fossero a disposizione gli emoderivati per i trattamenti?

Il Centro Emofilia che dirigo è inserito nel reparto di Medina Generale. Con il verificarsi di questa nuova ondata epidemica si è reso necessario trasformare il reparto di medicina generale in reparto Covid. Abbiamo però mantenuto l’attività del Centro garantendo le urgenze e le visite di controllo. Per il rinnovo di alcuni piani terapeutici abbiamo utilizzato le modalità della telemedicina. Cinque pazienti mi hanno comunicato la positività per il Covid-19 ma in nessun caso fortunatamente si è reso necessario il ricovero ospedaliero. Non mi risulta che nessun paziente non abbiamo avuto a disposizioni gli emoderivati o i specifici trattamenti.

Padova è stata al centro del dibattito mediatico per via di un servizio de Le Iene sul plasma iperimmune, osteggiato da alcuni esperti benché all’atto pratico si sia rivelato utile in molti trattamenti clinici sul campo. Lei cosa pensa del plasma iperimmune come terapia di supporto al vaccino?

Le armi a disposizione per combattere la polmonite da Covid-19 sono rappresentate dal cortisone Remdesivir, antibiotico e plasma iperimmune. Nessuna è risolutiva ma tutte concorrono al contenimento della malattia. Gli studi sono recenti e non sono riusciti al momento a chiarire quale tra queste armi sia la migliore. Noi in tutti i pazienti con polmonite da Covid-19, in ossigenoterapia nei primi giorni di infezione somministriamo il plasma iperimmune. Il plasma iperimmune peraltro è e rimane l’unico presidio in quei pazienti con insufficienza renale o danno epatico nei quali è controindicato il Remdesivir. E’ verosimile che un ruolo magari nel ridurre i tempi di malattia o l’aggravarsi della stessa ci sia nel momento in cui si somministrano anticorpi anti- Covid contenuti nel plasma iperimmune ai pazienti.

Chiudiamo con un suo consiglio ai lettori. Pur con i tempi che saranno scanditi dall’organizzazione del ministero della Salute, i cittadini sani devono vaccinarsi in massa anche se il vaccino arriva in tempi record e senza la trafila di sicurezza standard?  Credo che si debba procedere alla vaccinazione di tutti i cittadini. Che il vaccino funzioni nel breve termine lo dimostrano gli studi eseguiti. L’unico dubbio, dati i tempi record di messa a punto del vaccino, riguarda la durata della protezione (3-6 mesi? Un anno? Per sempre?) Questi dati andranno raccolti ora. Non c’erano però alternative se non la semi-paralisi sociale in corso e un numero  inaccettabile di vittime.