L’ideatore di ZanzaMapp:
Il ministero ci ha lasciati soli

2018-07-24T11:30:15+00:00 24 luglio 2018|Attualità|

«Come ricercatore e come informatico ho deciso di mettere la mia esperienza ventennale al servizio  della comunità per prevenire il pericolo delle zanzare e permetterne un monitoraggio capillare in Italia». Cesare Bianchi lavora al Social Dynamics Lab del Dipartimento di Fisica dell’Università La Sapienza di Roma ed è l’ideatore e fondatore del progetto ZanzaMapp.

NON SOLO UNA APP

Nato due anni fa, ZanzaMapp è un progetto che prevede una app multipiattaforma che permette ai cittadini di segnalare la presenza di zanzare e di consultare la mappa aggiornata in tempo reale. Fornisce ad amministratori ed istituzioni uno strumento per valutare le aree in cui eventualmente intervenire, raccogliere dati utili per la ricerca in campo entomologico, permette di dialogare con personale esperto.

«ZanzaMapp non è solo una app – tiene subito a precisare Bianchi – è un progetto ambientale complesso di citizen science – dove i cittadini aiutano la scienza e la scienza è messa al servizio dei  cittadini».

ZANZARE E VIRUS

Le zanzare, oramai lo sappiamo tutti, possono trasmettere malattie pericolose per l’uomo. Malattie che sono causate da virus esotici (come il Dengue, il Chikungunya e lo Zika) che possono essere importati in Italia attraverso il sangue dei viaggiatori. Viaggiatori che una volta in Italia, se punti da alcune specie di zanzare (prima fra tutte la Zanzara Tigre), possono trasmettere i virus alle zanzare stesse che, dopo alcuni giorni, sono a loro volta in grado di trasmetterli ad un’altra persona tramite una nuova puntura.

Un processo che Bianchi spiega benissimo: «Che il rischio di trasmissione di questi virus in Europa sia concreto da anni è dimostrato dall’epidemia del virus Chikungunya avvenuta in Emilia Romagna nel 2007 e da diversi casi di trasmissione autoctona di Dengue in Francia e Croazia. E’ la recente epidemia del virus Zika in Sud America che ha creato allarme, vista la maggiore probabilità rispetto al passato dell’ arrivo in Italia di una persona infetta», spiega. Secondo Bianchi questi sarebbero motivi più che sufficienti perché le istituzioni e le amministrazioni competenti  si dotino di strumento di facile utilizzo che permettano di tenere sotto controllo la situazione, coordinare gli sforzi nella lotta alle zanzare e soprattutto nella prevenzione, come  ZanzaMapp.

L’APPELLO ALLA MINISTRA DELLA SALUTE

Eppure così non è: «ogni volta che abbiamo chiesto sostegno abbiamo trovato le porte sbarrate. Tanto che abbiamo pubblicato una lettera aperta al ministro della Salute: da due anni questo progetto va avanti grazie ai nostri autofinanziamenti, ma noi siamo ricercatori precari, non possiamo continuare così. Abbiamo bisogno che ci siano finanziamenti esterni». Quanto? «Calcoliamo che sarebbero sufficienti 50mila euro all’anno per riuscire ad implementare il progetto nel migliore dei modi. Spiccioli, se pensa che solo l’emergenza Chikungunya è costata allo Stato italiano ben più di 100 milioni di euro.  E’ paradossale che le Nazioni Unite ci abbiano invitato a Ginevra in un consesso internazionale per studiare un coordinamento internazionale e coinvolgerci nel progetto, mentre le nostre istituzioni ci continuino a snobbare».

L’ONU CONTATTA ZANZAMAPP

L’iniziativa delle Nazioni Unite si chiama “Global Mosquito Alert”, un progetto di cittadinanza attiva contro le malattie trasmesse dalle zanzare nella lotta globale per tutelare 2,7 milioni di vite ogni anno.  E in questo progetto l’Italia entra grazie a ZanzaMapp. Una grande soddisfazione per Bianchi e il team con cui lavora. Ma, in fin dei conti, solo una magra consolazione. «Anche perché il  nostro ZanzaMapp permetterebbe di risparmiare molto e di evitare di inquinare l’ambiente quando non necessario: le disinfestazioni vengono decise con molto tempo di anticipo, e anche se al momento in cui sono state programmate non se ne presenta più la necessità perché le condizioni sono cambiate, esse vengono fatte ugualmente. Con ZanzaMapp invece, potrebbero essere fatte solo quando ce ne è reale bisogno». Per questo il governo spagnolo, per citare solo la realtà geograficamente più vicina al Bel Paese, investe in iniziative simili.

I CITTADINI E LE TRAPPOLE PER ZANZARE

Quali implementazione potreste fare? «Miglioramenti al livello delle mappe e dei dati raccolti ad esempio. Oggi tutti i dati sono disponibili grezzi, così le realtà che li necessitano per usarli li devono lavorare, potremmo invece renderli disponibili già elaborati».

Per analizzare le zanzare poi, esistono delle trappole, al momento è un lavoro che fanno, a loro spese e nel tempo libero, gli entomologi del gruppo di Entomologia medica del Dipartimento di Sanità pubblica e malattie infettive dell’università La Sapienza di Roma.  «Il gruppo collabora con noi da tempo, ma ha a disposizione solo cinquanta trappole, che sono ovviamente pochissime, spiega Bianchi». E aggiunge: «Già così i colleghi  fanno uno sforzo immane, perché nel loro tempo libero devono spostarsi costantemente. Se invece fosse possibile comprare altre trappole, che costano non più di cinquanta euro ciascuna, sarebbe possibile permettere ai cittadini di usarle. Si tratta di lavoro estremamente semplice: i cittadini potrebbero identificare la trappola e il punto geografico in cui è stata posizionata ed inviare una foto della pellicola adesiva che è in essa in modo da permettere di identificare le specie di zanzare e la loro quantità».

Vai al sito di ZanzaMapp