Carenze sangue, oltre ai contagi c’è l’impatto negativo delle fake news

2022-01-24T14:59:41+00:00 24 Gennaio 2022|Attualità|
Carenze di Sergio Campofiorto

Le carenze sangue continuano a essere un problema in molti territori italiani, e nelle ultimissime ore sono arrivati altri appelli al dono per chiamare in causa tutti i potenziali donatori. Ad avvelenare i pozzi e intralciare il sistema sangue c’è anche un diffondersi sempre più frequente di fake news tramite i social riguardo a sangue e vaccini, costringendo autorità e associazioni a continue smentite.  

L’ultimo, in ordine di tempo, è arrivato dalla Toscana, dove il presidente della sezione Avis di Massa, Carlo Bellanti, denuncia al quotidiano La Nazione il dimezzamento delle attività in sala operatoria “in quanto tanti donatori sono in quarantena o positivi, e molti hanno paura”.

L’allarme carenze scuote anche il Veneto, dove la presidente di Avis Regionale Vanda Pradal, ha chiesto uno sforzo ai suoi corregionali, accendendo il riflettore sulle difficoltà dell’intero sistema sanitario. “Il 2022 è iniziato a ribasso a causa della variante Omicron che dilaga – ha ricordato la dirigente  – Ci preoccupa è che la carenza di scorte di sangue ed emoderivati legata ai contagi che si sta verificando non solo in Veneto ma in tante regioni d’Italia. Per questo dobbiamo mantenere alta l’attenzione perché oltre ai malati di Covid-19 ci sono anche tanti altri malati e patologie che non possono essere trascurate o rimandate. Non abbandonate i nostri malati, il vostro dono, soprattutto in questo momento, è indispensabile. Mentre rinnoviamo l’appello a diventare donatori a chiunque avverta questa vocazione ad aiutare il prossimo”.

Non è diversa la situazione in Emilia Romagna, come testimoniano le parole di presidente di Avis Forlì Roberto Malaguti, che esprime per il prossimo futuro degli obiettivi numerici molto precisi: “Attendiamo fiduciosi nuovi donatori – ha detto – segnalando che nel comprensorio forlivese la percentuale di donatori rispetto alla popolazione idonea a donare è del 7%.  Ci sono dunque ampi margini di miglioramento, e poter raggiungere il 10% sarebbe un ottimo risultato per tutta la collettività”.

Dalla Puglia, e in particolare da Brindisi, è la dottoressa Antonella Miccoli, responsabile del Centro Trasfusionale dell’ospedale Perrino a rivolgersi ai donatori. “Il fenomeno della riduzione delle scorte di emocomponenti – ha ricordato –  si sta verificando in tutta Italia: l’allarme era stato dato nei giorni scorsi dal Centro Nazionale Sangue, indicando le regioni che hanno chiesto di ricorrere al sistema di compensazione interregionale”.

Appelli al dono arrivano anche dalla Campania: “Donatori e potenziali donatori vi chiediamo ancora un aiuto nel donare il sangue. E’ importante il vostro supporto per aiutare chi ne ha più bisogno. Abbiamo bisogno soprattutto di 0 positivo e negativo” .

Si tratta della richiesta molto specifica che arriva attraverso i social dall’associazione Donatori Volontari di Sangue del Cilento, dove l’obiettivo è di non arrivare agli estremi in cui già si trova la Sardegna, dove la situazione è particolarmente grave per i pazienti talassemici, tanto che già da vari giorni le associazioni di pazienti provano a far sentire la propria voce.

Situazione critica e carenze anche per i nosocomi di Caserta. “La banca del sangue dell’ospedale di Caserta — riporta l’associazione Casertasolidale — è sfornita di sangue, causa Covid non ci sono donatori. Stiamo ricevendo tante segnalazioni per fare trasfusioni a chi è ricoverato presso l’ Ospedale Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta in particolare nel reparto oncologia ematologica. C’è bisogno di trasfusioni di sangue di qualsiasi gruppo sanguigno. Chi ha avuto il Covid, dopo 14 giorni dal tampone negativo può donare”.

Nelle regioni ad alto tasso di talassemia la situazione è ancora più delicata, sempre a causa delle carenze, ma stavolta di personale. “Malgrado la dedizione e l’impegno degli operatori sanitari – denuncia Maria Antonina Sebis, presidente di Thalassa Azione Onlus APS – la grave carenza di organico dei centri trasfusionali, a cui non pare si riesca a trovare soluzione, sta mettendo in ginocchio un opportuno approvvigionamento di sangue per il fabbisogno dell’intera popolazione sardaCiò significa per chi la trasfusione di sangue la deve eseguire ogni 15-20 giorni, non solo vivere nell’incertezza, nell’impossibilità di programmare l’attività scolastica, lavorativa e personale in attesa della terapia, ma minare la serenità e il benessere di pazienti, piccoli e grandi, e delle loro famiglie”.

Una situazione non più sostenibile, non degna di un sistema sanitario moderno e di cui – fin troppo spesso – i vertici regionali decantano le lodi.

“Stiamo tornando indietro di 40 anni – rimarca Maria Antonina Sebis dando voce alle 1.600 persone con Talassemia della Sardegna – e non siamo più disposti a tollerare questa situazione, dobbiamo salvaguardare la nostra salute e la nostra qualità di vita. Nonostante i numerosi appelli alle istituzioni preposte all’organizzazione della cura e della presa in carico dei pazienti con Talassemia, che afferiscono a 14 diversi “luoghi” di cura della regione, ancora non esiste una rete regionale che garantisca un coordinamento nell’approccio multidisciplinare indispensabile per un’accettabile cura di questa patologia”.

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Il tweet “Sangue dei triplodosati è maionese nera”

Come non bastasse, a creare problemi al sistema sangue è anche il rapido diffondersi di fake news attraverso i social. In questi ultimi giorni, in rete e nelle chat circola lo screenshot di un tweet pubblicato il 16 gennaio che recita: “Amica infermiera, da poco rientrata al lavoro dopo la sospensione, mi racconta di prelievi difficilissimi: ‘Il sangue dei triplodosati è maionese nera“.

I moderatori del social hanno subito bollato il tweet come “Fuorviante”, ma intanto il tweet ha già fatto il giro del web.