25 anni di donazioni di sangue
Il traguardo di Claudia Firenze

2021-09-30T14:30:48+00:00 30 Settembre 2021|Personaggi|
vittime Covid Di Giancarlo Liviano D'Arcangelo

Gli anniversari sono sempre momenti speciali, ma per i donatori di sangue hanno un sapore ancora più speciale. Claudia Firenze, presidente di Avis Toscana, che su Donatorih24 ci aveva raccontato qualche tempo fa il lavoro e l’impegno come nuova presidente regionale, ha raggiunto questo traguardo importantissimo nei giorni scorsi, e ha fatto un bilancio in esclusiva per noi delle sensazioni di una vita dedicata al mondo del dono e del volontariato.

Ecco le sue parole.

Claudia Firenze, 25 anni di donazioni sono una vita intera. Ci racconti la primissima volta, e poi l’ultima? Che sensazioni sono rimaste uguali, e quali sono nuove o cambiate?

La prima volta che ho donato è immortalata nel diario di scuola: avevo appena iniziato la V al Liceo Scientifico di Empoli. Io compio gli anni a ferragosto e avendo fatto prima gli esami idoneità mi hanno dato l’appuntamento per il 18 settembre 1996. Per questo sono entrata un’ora dopo e avevo doppia lezione di inglese. Quando ho spiegato alla temutissima Prof.ssa Gerosa il perché del ritardo, lei mi ha fatto uno dei suoi rari sorrisi che valevano più di mille parole. Ricordo che un po’ di emozione e la consapevolezza di aver fatto qualcosa di utile mi accompagnarono per tutto il giorno e queste sensazioni sono rimaste esattamente le stesse 25 anni e 84 donazioni dopo. L’ultima plasmaferesi l’ho fatta sabato 18 settembre 2021, per celebrare a modo mio questo piccolo grande gesto di solidarietà che salva concretamente la vita alle persone. Una cosa che è cambiata è come mi sento al centro trasfusionale, ormai conosco le dottoresse e le infermiere da una vita e a ogni singola donazione sono accolta come una di famiglia, poi conosco meglio il mio corpo, punti di forza e di debolezza, per esempio ho accettato che i miei valori di emoglobina saranno probabilmente sempre scarsini, ma nonostante questo cercherò di impegnarmi per fare al meglio la mia parte.

Il sistema sangue per te non è rimasto solo un gesto ma una vera e propria scelta di vita, con il lungo percorso di anni in Avis e la recente presidenza di Avis Toscana. Come si riesce a restare costanti per così tanto tempo, e cosa ti ha dato di così profondo la vita associativa.

Beh alla fine è successo tutto un po’ per caso, ma guardando indietro Avis è rimasta sempre una costante della mia identità, non certo l’unica, ma una bella parte. Ero studentessa di liceo, poi universitaria, l’Erasmus a Parigi, i primi passi nel mondo del lavoro, tante cose son cambiate, ma la donazione e la partecipazione in Avis no. E poi anche grazie alla bella palestra dei gruppi giovani non è stato un volontariato “pesante”, ho conosciuto l’Italia, ho acquisito tante competenze spendibili in molti campi: da come fare le fotocopie ai primi comunicati stampa, per fare un esempio. Sono ancora oggi campionessa nel legare i palloncini agli eventi pubblici o nel castrare castagne per la consueta castagnata di paese. Scherzi a parte, in Avis ho creato legami fortissimi, molti dei miei più cari amici li ho conosciuti in associazione. Insomma Avis è un po’ la famiglia che mi sono scelta. E anche la presidenza di Avis Toscana è arrivata diciamo in modo abbastanza naturale. Credo comunque che sia un grande privilegio rappresentare i donatori e le donatrici di sangue e ogni giorno cerco di esserne all’altezza.

Anni

Claudia Firenze, presidente di Avis Toscana

Ci sarà anche qualche punto critico… C’è?

Rispetto alla donazione non vedo punti critici, alla fine prenotare per donare è veramente una buona abitudine, basta organizzarsi e si riesce a fare più volte all’anno senza sforzo. Quanto all’impegno associativo a volte mi riesce difficile mettere dei paletti. Insomma c’è anche una vita oltre Avis, lavorativa, affettiva, di tempo libero. È bene tenerlo presente. Inoltre il confronto dialettico è sempre molto attivo a tutti i livelli dell’associazione e quando è sano rappresenta un valore aggiunto. Poiché le associazioni sono fatte di persone a volte il livello di conflittualità supera i livelli di guardia. In quei casi bisogna tenere i nervi saldi e cercare di risolvere la situazione con doti di mediazione che per fortuna si acquisiscono o quantomeno si rafforzano nel tempo.

Come prosegue dopo l’insediamento il tuo nuovo ruolo di presidente di Avis Toscana? È più facile o più difficile di come ti aspettavi?

È una sicuramente una grande sfida, in cui per fortuna non sono sola, ma ho una bella quadra che mi supporta. A volte mi sembra un po’ difficile riuscire a incastrare tutto, arrivano un sacco di stimoli e bisogna essere bravi a darsi le giuste priorità. Per esempio l’estate appena trascorsa non è stata semplice, la carenza di emazie è stata significativa e continua a esserlo, anche per l’aumento dei consumi trasfusionali, anche se forse stiamo tirando qualche sospiro di sollievo, non possiamo abbassare la guardia. Praticamente abbiamo lavorato senza sosta con riunioni per tutto agosto, con chi si collegava on line anche dalle vacanze. Ci sono delle problematiche le cui soluzioni sono a portata di mano, altre che travalicano i confini regionali. E specularmente ci sono soluzioni di breve periodo e altre che richiedono cambiamenti strutturali importanti. Insomma i fronti sono molti, ma sono certa che si troverà una quadra, con l’aiuto di tutti gli attori del sistema sangue.

Qualche tempo fa in senato c’è stata una conferenza sulla raccolta plasma e sulle soluzioni da intraprendere per migliorare il sistema di raccolta e l’organizzazione del sistema, specie sul problema della carenza di personale. Cosa ti aspetti dalle istituzioni su questi temi?

La carenza di personale in sanità non riguarda purtroppo solo il sistema trasfusionale e il periodo Covid ha reso queste difficoltà ancora più manifeste. Tuttavia proprio grazie al Covid si son trovate soluzioni per immettere in servizio nuovo personale con tempi molto rapidi e per eliminare problematiche di incompatibilità rispetto, ad esempio, all’utilizzo di personale in pensione. Alcune di queste ricette che si sono utilizzate per le vaccinazioni possono essere utilizzabili anche per il sistema trasfusionale che attraversa da tempo problematiche di carenza di personale sia nelle strutture di raccolta pubbliche – che in Toscana sono la maggioranza- sia nelle unità di raccolta associative, che sono altrettanto importanti nella strategia di raggiungimento dell’autosufficienza di sangue e plasma.

Che può essere favorita in che modo?

A nostro avviso è fondamentale affrontare la questione della verifica delle incompatibilità tra attività nelle unità di raccolta, guardie mediche e servizio nel 118. È inoltre urgente verificare la possibilità di utilizzazione di specializzandi in medicina, con la rimozione delle incompatibilità verso le attività trasfusionali. Occorre infine operare la semplificazione delle procedure per l’inserimento nell’elenco del personale autorizzato alle attività trasfusionali. Queste tematiche sono ovviamente di livello nazionale. Andando al livello regionale, in Toscana sono stati banditi dei concorsi per il personale medico ospedaliero e auspichiamo che l’iter si concluda in tempi rapidi. È così importante trattare il tema del personale perché oggi occorre andare incontro alle esigenze dei donatori forse in maniera persino superiore al passato. In generale, specie dopo il covid, si vive in contesti di lavoro in cui spesso non è semplice assentarsi per andare a donare, c’è bisogno di un sistema più flessibile, con orari differenziati e con la possibilità di prevedere anche raccolte pomeridiane e festive. E un sistema flessibile si ha solo se le risorse umane, economiche e strumentali sono in primis sufficienti, e poi bene organizzate.

Chiudiamo con la nostra classica esortazione a donare. Cosa diresti a una ragazza o un ragazzo che ha appena compiuto 18 anni per convincerli a donare, e magari, ripercorrere i tuoi stessi passi?

La motivazione a diventare donatore può arrivare da percorsi inaspettati, nel mio caso è stata una pubblicità in televisione, per altri è l’esempio di un familiare o di un amico. Proprio di recente ho accompagnato a fare le analisi di idoneità mio cugino e una mia amica storica che per mille motivi non avevano ancora mai donato, entrambi hanno paura dell’ago entrambi si sono convinti a vicenda. A 18 anni si diventa grandi, capaci di fare le proprie scelte in autonomia, scegliere di essere utili per sé e per gli altri credo possa essere già una buona motivazione. Ma è anche come ci si approccia ai giovani che è importante: i messaggi roboanti e moralizzatori a mio avviso non servono, molto più utile cercare di usare un linguaggio più fresco e leggero per raccontare una donazione a portata di tutti, una donazione col sorriso sulle labbra.