Sconfiggere le carenze informando
Chi può donare, cos’è l’aferesi

2021-06-25T16:13:10+00:00 25 Giugno 2021|Attualità|
di Valerio Valeri

Per quanto il trend della donazione di sangue, dopo i primi mesi di pandemia, abbia scongiurato il rischio di carenze e abbia dato modo al mondo delle associazioni di tirare un sospiro di sollievo per guardare al futuro con maggiore ottimismo, il periodo estivo resta sempre tra i più critici per quanto riguarda la raccolta di sangue intero e di emocomponenti.

A svolgere un ruolo fondamentale contro l’emergenza sangue, soprattutto in questi mesi caldi, è l’informazione, che dovrebbe arrivare non tanto ai donatori abituali, quanto più a chi potenzialmente donatore potrebbe diventarlo. In tal senso, come ripetiamo spesso, al di là del lavoro associativo che è sempre molto efficace per prevenire le carenze, non guasterebbero campagne ad hoc sui media mainstream.

Chi può donare il sangue?

Partiamo dalle basi: chiunque abbia compiuto 18 anni e sia in buona salute, con un peso minimo di 50 kg, può essere un potenziale donatore. Ovviamente l’utilizzo che si fa del sangue e degli emocomponenti (trasfusioni in emergenza, operazioni chirurgiche, creazione di farmaci salvavita) fa sì che lo screening sia ferreo e anche in uno stato di buona salute si può essere esclusi.

Per l’assunzione di un banale farmaco antistaminico o a base di ibuprofene, magari per un temporaneo abbassamento del numero di globuli bianchi dovuto a un’infezione virale in corso della quale non abbiamo ancora percepito i sintomi. Quello che però non cambia mai, è l’intervallo tra una donazione e l’altra, che per quanto riguarda il sangue intero è di tre mesi per gli uomini e di sei per le donne in età fertile.

Quanto dura una donazione di sangue intero?

Figura 1: La durata di una donazione di sangue intero (dal sito Avis)

Si tratta della donazione più breve: anche meno di 10 minuti. Al donatore vengono prelevati fino ad un massimo di 450 ml di sangue, raccolto in sacche successivamente conservate a temperature tra i 2 e i 6 gradi. In sostanza si impiega più tempo a compilare il questionario pre-donazione, ovvero l’approfondita anamnesi necessaria per individuare eventuali incompatibilità (temporanee e non) con la donazione.

Non solo sangue intero: l’aferesi

Figura 2: La durata dell’aferesi (dal sito Avis)

 Ma non è solo il sangue intero che può essere donato. Anche il plasma e le piastrine sono di fondamentale importanza, e la mancata raccolta può comportare carenze di plasmaderivati. È con il plasma, infatti, che vengono prodotti molti farmaci salvavita – e abbiamo visto quanto sia necessario, in tempo di pandemia, quello convalescente di chi ha avuto il Covid-19.

La plasmaferesi può durare fino a 50 minuti circa e si effettua tramite un apposito macchinario che separa il plasma dal resto dei componenti del sangue: questi ultimi vengono reimmessi nell’organismo, mentre il plasma viene raccolto.

La plasmaferesi è particolarmente indicata per le donne. Il motivo? Innanzitutto il ridotto intervallo tra una donazione e l’altra, che è di soli 15 giorni (anche per gli uomini), ma soprattutto perché la plasmaferesi, a differenza della donazione di sangue intero, non incide sul valore del ferro e dell’emoglobina, fattori che vedono più coinvolte le donne degli uomini.

Screening gratuito direttamente a casa

Donare non è solo un gesto di altruismo e non bisogna farlo solo per evitare carenze. Infatti sul sangue che ci viene prelevato vengono effettuate una serie di analisi da parte dell’azienda ospedaliera presso cui ci rechiamo e i risultati vengono spediti a casa nel giro di poche settimane.

Questo significa che un donatore abituale ogni anno riceve da minimo 2 (le donne) a massimo 4 (gli uomini) analisi del sangue gratuite in caso di donazione standard. Un ottimo modo per tenere sotto controllo lo stato di salute e poter eventualmente individuare anomalie anche molto prima che si palesino i sintomi, così da poter agire tempestivamente.