Sangue artificiale, arrivano dal Giappone i primi risultati della nuova ricerca

2019-10-22T17:42:26+00:00 22 Ottobre 2019|Primo Piano|
di Emiliano Magistri

Un sangue artificiale che possa essere utilizzato da chiunque ne abbia bisogno. A prescindere dal gruppo di appartenenza. È quanto avrebbero realizzato gli scienziati giapponesi del National Defense Medical College (l’Accademia militare di Saitama di livello universitario), e poi pubblicato sulla rivista Transfusion.

Due le principali funzioni del sangue che questo esperimento potrebbe assolvere: trasporto e stoccaggio dell’ossigeno. Ma cerchiamo di capire meglio. Per raggiungere il risultato che, tuttavia, dovrà attendere ancora anni prima di poter essere testato sugli esseri umani, i ricercatori hanno creato nelle sacche di emoglobina che riescono ad attirare le molecole di ossigeno esattamente come fa la proteina normale. Grazie a una soluzione composta da plasma e particelle nanostatiche, è stata ricreata la parte liquida del sangue, in grado di fermare il sanguinamento così come fanno le piastrine.

Il sangue è stato sperimentato su cavie caratterizzate da lesioni del fegato e, per oltre la metà dei test (circa il 60%), il risultato è stato positivo. In base a quanto riportano gli scienziati, si tratterebbe di “un traguardo analogo a quello che si raggiunge con trasfusioni convenzionali”. In più, il sangue creato in laboratorio avrebbe il vantaggio di essere assolutamente universale, cioè compatibile con qualsiasi paziente a prescindere dal gruppo sanguigno di appartenenza. Il tempo di conservazione, a oggi, si aggirerebbe intorno a un anno.

L’obiettivo degli scienziati giapponesi, seppur la strada sia ancora lunga, sarebbe quello di “garantire scorte di sangue sufficienti anche nelle regioni più difficili da raggiungere e contribuire così a salvare sempre più vite umane“.