Un Albo dei donatori? Russo, Fidas:
«No a medaglie, solo dignità»

2018-10-22T11:17:57+00:00 20 Ottobre 2018|Attualità|

«Se l’iniziativa che vuole istituire un Albo dei donatori intende creare una lista di chi dona allo scopo di garantire una sorta di attenzione positiva da parte della comunità allora ben venga, altrimenti non ne abbiamo bisogno». Non ha mezzi termini Emanuele Russo, presidente Fidas Liguria (nella foto), che commenta con Donatorih24 la proposta di legge “Istituzione di un Albo regionale e riconoscimento ufficiale dei donatori di sangue”  lanciata dal gruppo Lega Nord Liguria-Salvini e che trova favorevole anche il consigliere di Liguria Popolare Andrea Costa. Per Russo tale iniziativa potrebbe «essere un passo importante  nella direzione tracciata dal progetto “Donatori 2.0” che come Fidas Liguria abbiamo siglato con la Regione Liguria».

Ma cosa è nel dettaglio il progetto Donatori 2.0?

E’ un progetto, spiega Russo, che rappresenta un punto di partenza molto importante per il servizio trasfusionale regionale. Con la convenzione sono state raccolte tutte le normative che sono destinate al continuo miglioramento qualitativo del servizio offerto da tutte le componenti, con l’obiettivo di una crescita della raccolta di sangue e plasma e dell’ottimizzazione delle risorse disponibili. “Donatori 2.0”, rappresenta un «salto di qualità nella donazione di sangue», superando motivazioni puramente emozionali a favore di una scelta più razionale e consapevole.

Insomma, sintetizza Russo, «dobbiamo passare dalla donazione “quando posso, dove posso, … se posso”, e quindi empatica emozionale, spontanea,  alla donazione “quando serve, dove serve e… se serve”, quindi programmata, attesa, tale da permettere trasfusioni mirate più efficienti ed utili a chi ne ha necessità». Del resto la Liguria ha bisogno che ci sia un aumento ulteriore di qualità e freschezza del prodotto somministrato ai malati: «se doniamo quando serve facciamo in modo di far diminuire nettamente anche la percentuale di sangue che va in scadenza».

Le associaizoni di volontariato lavorano molto sulla consapevolezza del dono e il loro progetto è articolato «facciamo formazione nelle scuole, anche quest’anno ragazzi di ogni ordine e grado hanno presentato video, testi e  disegni al concorso “dal dono alla comunicazione” per illustrare cosa è per loro la donazione del sangue, intesa come testimonianza di impegno sociale e civile. Crediamo che i donatori abbiano diritto a un riconoscimento concreto per il gesto che compiono, non in termini di remunerazione».

Per questo nel progetto Donatori 2.0 sono previsti, ad esempio, pacchetti di esami del sangue supplementari rispetto agli esami che oggi si fanno prima della donazione così da aiutare il donatore a fare un check up completo. Insomma, conclude Russo «vogliamo che ai donatori venga riconosciuto il loro valore in termini di dignità. Se l’istituzione di un Albo significa questo, va bene. Anche a me volevano dare un’oreficienza, mi volevano fare Cavaliere. Ma io sono padre, medico, donatore. Non ho bisogno di diventare Cavaliere, tanto più che a cavallo neanche ci so andare».