Il Cns e le previsioni di raccolta del 2022
Previste carenze, serve mobilitazione

2022-06-15T08:19:21+02:00 9 Giugno 2022|Attualità|
previsioni di Giancarlo Liviano D'Arcangelo

Le previsioni a breve termine del Centro nazionale sangue sulla raccolta di globuli rossi e plasma nei mesi mancanti del 2022 non sono buone, e dunque servirà il massimo impegno di tutti per tamponare le forti carenze che arriveranno.

In occasione del prossimo World Blood Donor Day, il Centro nazionale sangue ha infatti pubblicato dei dati piuttosto significativi, individuando negli effetti a lungo raggio della pandemia di Covid-19 una delle cause principali del calo del numero dei donatori.

“Secondo le elaborazioni del CNS nell’anno passato i donatori di sangue e plasma in Italia sono stati 1.653.268. È un dato che grazie alla generosità del popolo dei donatori torna in ripresa rispetto all’anno precedente, ma è ancora inferiore rispetto al periodo pre-Covid (-1,8% in confronto al 2019). In sostanza viene confermata una lieve tendenza al ribasso che dura ormai da circa dieci anni. Rispetto al 2012 infatti la popolazione dei donatori è diminuita di circa il 5% e se, nei cinque anni pre-Covid, il dato era stato sostanzialmente stabile, il diffondersi della pandemia di SARS-CoV-2 ha colpito duramente il sistema trasfusionale. Purtroppo neanche i numeri del 2022 fanno ben sperare. Dopo i primi due mesi dell’anno in cui si è segnato un brusco calo della raccolta, ascrivibile con ogni probabilità all’ondata di casi di variante Omicron, e dopo un marzo sostanzialmente stabile, i dati di aprile hanno mostrato, in particolare per la raccolta di plasma, un nuovo calo che con ogni probabilità porterà a un inizio anticipato delle carenze di sangue che ogni anno si registrano in estate, quando le alte temperature e le vacanze, spingono la popolazione italiana a donare di meno”. 

Un quadro complicato che , che come i lettori di DH24 sanno bene, è reso ancora più critico dalla mancanza di medici trasfusionisti, una carenza che segnaliamo da molti merende difficili anche le previsioni a lungo termine, anche se si spera che la carenza di personale possa essere tamponata dalle risorse stanziate nel Pnrr.

Ciò che è assolutamente certo dopo tali previsioni, è che servirà un ulteriore sforza da parte dei donatori, per rendere concreta quell’inversione di tendenza che dovrà limitare i danni, per provare a confermare l’autosufficienza nazionale sul sangue intero e i globuli rossi, raggiunta ormai da qualche anno, e a non intaccare il livello di autosufficienza sulla raccolta plasma e sulla produzione di plasmaderivati, che ha raggiunto il 70% del fabbisogno nazionale.

Altro nemico tignoso che il sistema trasfusionale deve affrontare secondo le previsioni del Cns- come le associazioni sanno bene – è l’invecchiamento della popolazione.

Negli ultimi dieci anni i donatori d’età compresa tra 18 ai 45 anni sono passai da 1.089.510 donatori del 2012 (63% del totale) a 866.112 (52%) del 2021. Un dato preoccupante, se si aggiunge che i nuovi donatori in quella fascia d’età sono calati del 24% nel decennio. Un ricambio generazionale, dunque, è tra le priorità assolute. 

previsioni

Vincenzo De Angelis

Parole dolci verso i donatori sono arrivati dal direttore del CNS Vincenzo De Angelis, che ha sottolineato la necessità di garantire le terapie salvavita: “Dopo due anni e mezzo di pandemia il conto da pagare è ancora salato – ha detto – Bisogna ringraziare i donatori che con la loro generosità garantiscono il funzionamento di un sistema basato sui criteri di una donazione sicura, volontaria, anonima, periodica e non remunerata. Il Covid-19 però, anche con le sue varianti meno aggressive, ha inciso enormemente in questi primi mesi dell’anno e i suoi effetti aggraveranno le consuete carenze che si registrano ogni estate. È quindi probabile che, a meno di un imprevedibile cambio di tendenza, nei mesi di luglio e agosto andremo incontro a delle difficoltà che non si risolveranno, come spesso accade, grazie alla disponibilità di quelle regioni che hanno scorte eccedenti rispetto alla domanda di sangue e “compensano” le regioni in affanno. Non sarà quindi una sorpresa se il sangue disponibile servirà a garantire le terapie salvavita a pazienti affetti da malattie rare, come i talassemici, mentre gli interventi chirurgici non urgenti dovranno essere rimandati”.

Uno sforzo collettivo in più, e ciò che invece ha chiesto Gianpietro Briola, Presidente nazionale di AVIS e coordinatore pro-tempore del CIVIS (Coordinamento Interassociativo dei Volontari Italiani del Sangue, che oltre ad AVIS riunisce Croce RossaFIDAS e FRATRES).
“L’andamento degli ultimi mesi ci pone di fronte a numerose sfide che possiamo e dobbiamo affrontare assieme – ha sottolineato – “Tra questi, il raggiungimento dei livelli pre-pandemia e l’incremento dell’indice di donazione individuale, fermo all’1,6%. Basta poco per compiere questo gesto di generosità almeno 2 volte l’anno, possibilmente alternando sangue e plasma così da incrementare la frequenza delle proprie donazioni e rispondere meglio alle esigenze del Servizio Sanitario Nazionale. Se ai cittadini chiediamo questa manifestazione di responsabilità, dall’altro lato è essenziale che tutti gli attori del sistema operino in modo coeso e coordinato per rispondere meglio alle esigenze dei donatori stessi, penso per esempio all’ampliamento degli orari di apertura, a una diffusione più capillare dei centri di raccolta e alla necessità di reperire il necessario personale sanitario che continua, purtroppo, a mancare”.

Sta a tutti noi, ora, con il nostro impegno al dono, smentire le previsioni del Cns e migliorare i dati di raccolta.