Avis, in Senato il presidente Briola
“Dono gratuito senza ambiguità”

2022-02-28T10:59:38+00:00 25 Febbraio 2022|Attualità|
audizione di Giancarlo Liviano D'Arcangelo

Un’audizione importante, finalizzata a ribadire quanto Gianpietro Briola – presidente di Avis nazionale e in rappresentanza della più ampia associazione di donatori italiana – aveva già dichiarato subito dopo la pubblicazione del testo del nuovo DDL concorrenza: la gratuità della donazione di sangue deve essere salvaguardata senza alcuna ambiguità.

Ricapitoliamo.

Lo scorso 1 febbraio avevamo pubblicato un approfondimento per spiegare che la definizione ricorrente nel nuovo DDL, che parla di dono “non remunerato” secondo Avis lascerebbe il fianco scoperto verso l’apertura o la tolleranza per forme di dono commerciale, ovvero sangue e soprattutto plasma non proprio direttamente e regolarmente acquistato come avviene per esempio negli Usa, ma retribuito in modo surrettizio attraverso rimborsi spese, o barattato con buoni per l’acquisto di merci.

L’audizione

Il perché, lo ha spiegato Briola in Senato durate la giornata di ieri, attraverso un’audizione dettagliata e molto chiara:

LEGGI L’AUDIZIONE  COMPLETA DI GIANPIETRO BRIOLA IN SENATO

“La normativa proposta, dunque, consente la lavorazione del plasma agli stabilimenti di lavorazione, frazionamento e produzione dei Paesi UE in cui la raccolta del sangue e del plasma “non è remunerata. L’utilizzo dell’espressione “non remunerata”, sebbene intuitivamente possa far pensare alla gratuità, è tuttavia fuorviante per due ragioni:

i) la raccolta di sangue e plasma in paesi come la Germania viene definita anch’essa “non remunerata”, sebbene avvenga dietro compenso, considerato come rimborso e non come remunerazione;

ii) cancellare le parole attualmente previste dal quadro normativo “non è oggetto di cessione a fini di lucro” significa aprire a Paesi dove le aziende possono liberamente non solo raccogliere il plasma (pagandolo), ma anche cederlo (sempre a pagamento).

Tali modifiche, legittimando principi commerciali molto differenti dai principi etici che sostengono la donazione e l’uso etico senza fini di lucro dei prodotti del dono gratuito, voluti in Italia e tutelati proprio dalla Legge n. 219/2005, suscitano preoccupazione rispetto alla tenuta dei principi cardine
del sistema trasfusionale precedentemente illustrati, mettendo a rischio il loro portato etico, l’impegno delle associazioni, la fiducia dei donatori nel sistema pubblico e la proprietà pubblica del plasma raccolto.

La sottile differenza tra remunerazione (acquisto di una prestazione) e rimborso (somma o “buoni” erogata direttamente al donatore come indennizzo per il tempo necessario a donare il sangue o altro tipo di indennizzi generici finanziariamente non neutrali) produce infatti una fattispecie difficilmente distinguibile nella realtà, aprendo il sistema trasfusionale volontario e gratuito a pericolose prassi di commercializzazione del sangue e dei suoi derivati”.

audizione

Gianpietro Briola, presidente Avis nazionale

Ma il rischio paventato da Avis è concreto o si tratta di un eccesso precauzionale?

Nel suo intervento, Briola ha mostrato che nel preambolo della relazione illustrativa del Disegno di Legge in oggetto si legge: “Non si considera remunerazione il rimborso delle spese sostenute dal donatore o altre forme di indennizzo “ristorativo” ma non lucrativo (es. check-up gratuito, piccoli omaggi, spuntino, buono pasto, rimborso per spese di
viaggio, corresponsione del guadagno giornaliero non incassato, congedi speciali per assenza dal lavoro nel settore pubblico) che non inficia la gratuità della donazione ma è con essa compatibile”.

Parole che non lasciano dubbi, dunque, all’apertura che preoccupa Avis.

La possibilità che le aziende che producono farmaci plasmaderivati in Italia possano attingere a una raccolta “Non remunerata” si scontra con molti principi consolidati e formalizzati nel sistema italiano, come la legge 219/2005 che ribadisce al comma 1 stabilisce che “Il sangue umano non è fonte di profitto” e conferma, al comma 2, che “Le attività trasfusionali di cui all’articolo 2 rientrano nei livelli essenziali di assistenza sanitaria ed i relativi costi sono a carico del Fondo sanitario nazionale”, e come nelle indicazioni dettate dall’Articolo 21 – Divieto di profitto, dettate dalla Convenzione sui diritti dell’uomo e la biomedicina di Oviedo.

Avis chiede dunque modifiche all’approvazione dell’articolo 17 del DDL. Per evitare discriminazioni tra tipologie di donatori (il plasma riceverebbe forme di rimborso e il sangue intero no) e per non instaurare nel mono del dono italiano – riconosciuto nel mondo come tra i più efficienti grazie ai suoi incrollabili principi etici – il tarlo della commercializzazione e della finalità di lucro.

La proposta finale

Avis, non si è tuttavia limitata a mettere in luce una situazione pericolosa, ma ha anche portato proposte chiare per risolvere ogni ambiguità: “A tutela dell’etica del dono, chiediamo venga specificata all’art. 1 in: provenire “esclusivamente da donatori volontari e gratuiti, non rimborsati né remunerati”. Inoltre, per difendere la proprietà pubblica del sangue e del plasma, nonché dei prodotti intermedi della lavorazione, sarebbe opportuno rivedere la norma del Disegno di Legge Concorrenza, modificando il comma 3 dell’articolo 17 in modo da mantenere la terminologia utilizzata nell’attuale quadro normativo, che autorizza la lavorazione negli “stabilimenti (…) in cui il plasma raccolto non è oggetto di cessione a fini di lucro” anche a valle della donazione”.