Criticità di sistema, donazione gratuita. Parla Giovanni Musso, presidente Fidas

2022-01-18T15:01:28+00:00 18 Gennaio 2022|Attualità|
di Giancarlo Liviano D'Arcangelo

In un momento delicato per il sistema sangue italiano, è molto importante ascoltare le voci dei principali dirigenti associativi sui temi più dibattuti, ovvero la necessità di ribadire l’importanza della gratuità del dono e stabilire quali sono le attività prioritarie da portare avanti nel nome dell’autosufficienza sangue e plasma ed efficientamento dell’universo trasfusionale. Dopo aver ascoltato Gianpietro Briola, ecco le parole di Giovanni Musso, presidente di Fidas nazionale, che a trecentosessanta gradi ha detto la sua su raccolta sangue, DDL concorrenza ed eventuali ambiguità sul dono gratuito, sulla necessità di comunicare i valori del dono nel modo giusto e sulla carenza di medici trasfusionali.

Presidente Musso, inizia il 2022 per la raccolta sangue, e subito l’aumento dei contagi rende le donazioni difficili. Come state reagendo come associazione?

L’attività di tutte le federate FIDAS è rivolta a massimizzare l’impegno nella promozione del dono e nella chiamata alla donazione degli iscritti. Oltre ad incrementare le giornate di raccolta per quelle federate che svolgono anche questa attività.

Sono impegni che in questo periodo devono far fronte a diversi ostacoli non solo per via del numero dei contagi in costante rialzo, ma anche per via della carenza del personale medico: una carenza che denunciamo già da anni, unitamente alle altre Associazioni che compongono il CIVIS, ma che si fa vera e propria emergenza quando al poco personale si sommano le necessarie quarantene di chi positivo o entrato in contatto stretto con positivi, e la diversificazione delle attività del personale medico, attualmente impegnato anche nell’attività di somministrazione dei vaccini.

Come si può intervenire?

È importante riuscire a garantire le scorte di sangue e plasma perché la vita di molti pazienti dipende da queste. Spesso non ci si rende conto di quanto grave sia la situazione fino a che non la sperimentiamo “sulla nostra pelle”, quando sentiamo da amici o parenti che un intervento è stato rinviato a causa della mancanza di sangue. Ecco, in questi giorni stiamo vivendo proprio questa situazione: diversi interventi in molte parti d’Italia rischiano di essere rinviati a causa della carenza di sangue. È dunque fondamentale che chiunque sia in buono stato di salute prenoti ora la propria donazione.

Un’altra attività che permette di prevenire l’ulteriore aggravarsi della carenza delle scorte di sangue è l’invito alla vaccinazione contro l’influenza stagionale: ricordiamo che non esiste solo il Covid- 19, ma anche l’influenza stagionale può far danni, lasciando a letto i potenziali donatori. I volontari FIDAS sono dunque impegnati anche nel ricordare come la vaccinazione contro l’influenza stagionale venga somministrata gratuitamente a tutti i donatori periodici di sangue ed emocomponenti. Siamo ancora in tempo per effettuare la vaccinazione, dunque perché non approfittarne?sistema

Vuole ribadire a tutti i donatori italiani perché possono andare a donare in tutta sicurezza?

Certamente: non c’è alcun rischio nel recarsi presso i Servizi Trasfusionali e le Unità di Raccolta fisse o mobili. L’accesso ai punti di raccolta è stato ridimensionato al fine di garantire il rispetto delle distanze, tutto il personale fa uso dei dispositivi di sicurezza e ad ogni donatore o aspirante è richiesto di fare altrettanto, indossando mascherine e gel igienizzante. A tutti viene misurata la temperatura corporea per verificare che sia entro i limiti previsti. Inoltre, prima di accedere agli ambienti dedicati al dono, viene effettuato un triage volto ad appurare che nei giorni precedenti il donatore non abbia sintomi influenzali, né sia entrato in contatto con persone che possono aver contratto il virus. Lo stesso Centro Nazionale Sangue ha ribadito, dati alla mano, che donare il sangue, anche in periodo Covid-19, si conferma una pratica sicura tanto per il donatore quanto per il ricevente.

Cosa dobbiamo aspettarci dal 2022 del sistema sangue? Le attuali criticità maggiori, ovvero carenza di trasfusionisti e accesso ai centri trasfusionali, sono risolvibili?

Le criticità alle quali dobbiamo far fronte sono molte e innegabili, il Covid sta aggravando una situazione che già era in crisi per diversi motivi, oltre a quelli già elencati. Il Covid ha risvegliato le coscienze rispetto all’importanza del Sistema Sanitario e al depotenziamento che lo stesso ha registrato negli ultimi anni in Italia. Non è un mistero che rispetto ad altri Paesi europei l’Italia non se la passi bene per numero di posti letto, per numero di sanitari assunti ecc. Credo che tutti auspichiamo che il Covid-19 possa essere la scossa che permetta di dar vita, anche grazie ai fondi del PNRR, ad un Sistema Sanitario che torni a porre al centro il paziente.

Servono delle riforme?

Nel fare questo si dovrà necessariamente tener conto anche della carenza di personale tra i trasfusionisti e in questa direzione FIDAS continuerà a muoversi nelle sedi opportune per dare il proprio contributo per migliorare l’attuale situazione. Per quanto riguarda l’accesso ai Servizi Trasfusionali gli stessi vanno ripensati fin da ora, con le risorse economiche e umane già attualmente disponibili, al fine di andare incontro alle esigenze dei donatori: organizzare diverse giornate di donazione infrasettimanali che fanno registrare lettini vuoti, quando abbiamo l’evidenza che i donatori preferiscono le giornate del fine settimana per potersi recare a donare, è una scelta miope. Allo stesso modo vedasi la differenza tra l’affluenza dei donatori alle raccolte mattutine e alle raccolte pomeridiane. Mettiamoci in ascolto di quelle che sono le esigenze dei donatori: ne gioverà l’intero Sistema. Non possiamo rimanere legati a vecchi schemi che rispondevano ad una società che oggi non c’è più… il mondo, il nostro Paese sono cambiati a ritmi un tempo impensabili, è ora che anche il sistema trasfusionale italiano trovi il modo di reingegnerizzarsi.

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Il logo della Fidas

A fine 2021 è stato approvato, appunto, il DDL concorrenza, con nuovi fondi a disposizione per “migliorare” il sistema e fare sensibilizzazione. Come devono essere utilizzati secondo lei quei fondi?

Il DDL «concorrenza» prevede che gli stessi vengano impiegati per la realizzazione da parte del Ministero della Salute, in collaborazione con il Centro Nazionale Sangue e le associazioni e federazioni di donatori di iniziative, campagne e progetti di comunicazione ed informazione istituzionale. Ritengo che questo sia un punto più che condivisibile. È innegabile che, nella società dell’immagine, una sana e corretta informazione ed una comunicazione efficace rivestono un ruolo fondamentale per la promozione del dono, per il ricambio generazionale, permettendo di raggiungere gli obiettivi che il Sistema ci richiede mantenendo l’autosufficienza nella raccolta del sangue intero e raggiungendo l’autosufficienza nella raccolta del plasma e far sì che questo avvenga sempre più in tutte le Regioni, senza più grandi distinzioni tra Regioni virtuose e Regioni meno virtuose. Voglio porre l’attenzione anche su un altro punto: è importante che si lavori in maniera coordinata tra associazioni, federazioni, Ministero e CNS, altro motivo per il quale ritengo più che condivisibile la scelta di investire in tal senso i fondi a disposizione. Solo con una grande unità di intenti possiamo rispondere alle esigenze del Sistema Trasfusionale e si badi bene che questo significa rispondere a quelle che sono le esigenze di migliaia di pazienti che quotidianamente hanno bisogno di sangue e dei suoi derivati per poter sopravvivere o condurre una vita dignitosa.

Il presidente di Avis Briola è intervenuto duramente sottolineando l’ambiguità della legge, che non previene la possibilità di “retribuire” la donazione con i rimborsi. Qual è la posizione sua o di Fidas sulla questione? Questa manovra non rischia di intaccare il dono etico su cui si fonda il sistema italiano?

Mi si perdoni se su questo punto darò una risposta piuttosto articolata, spero di non tediare chi avrà avuto la bontà di leggere fino a questo punto, ma è necessario spendere più di qualche parola sull’argomento.

La mia posizione, condivisa dal Consiglio Direttivo di FIDAS Nazionale, è che non vi sia affatto alcuna ambiguità: l’art. 17 del DDL «concorrenza» non va affatto a modificare l’attuale impostazione della legge 219 del 2005. Perché dico questo? Perché i principi della donazione volontaria, periodica, responsabile, anonima e gratuita del sangue umano e dei suoi componenti sono sanciti dall’art. 2, comma 2, e dall’articolo 4 della stessa legge e l’importante ruolo delle Associazioni e Federazioni dei Donatori di sangue dall’art. 7. Articoli che non vengono affatto intaccati dal DDL «concorrenza». Con l’art.17 del DDL si intende andare a modificare solamente l’art. 15 della legge 219/2005.

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Gli accordi interregionali e le aziende che trasformano il plasma in Italia

Se andiamo a leggere l’art. 2, comma 2 della legge 219/2005, apprendiamo che: «Le attività trasfusionali di cui al comma 1 sono parte integrante del Servizio sanitario nazionale e si fondano sulla donazione volontaria, periodica, responsabile, anonima e gratuita del sangue umano e dei suoi componenti». Se sorgono ulteriori dubbi possiamo andare a consultare anche il comma 1 dell’art. 2 per apprendere come si faccia riferimento a tutte le attività trasfusionali: «le attività riguardanti la promozione del dono del sangue, la raccolta di sangue intero, degli emocomponenti e delle cellule staminali emopoietiche autologhe, omologhe e cordonali; il frazionamento con mezzi fisici semplici; la validazione, la conservazione e la distribuzione del sangue umano e dei suoi componenti, nonché le attività di medicina trasfusionale e la produzione di farmaci emoderivati». Ancora, l’art. 4 della legge 219/2005 rimarca la gratuità del sangue e dei suoi prodotti affermando nel comma 1 come il sangue umano non sia fonte di profitto.

Nessuna possibilità di interpretazione dunque?

L’articolo 7 ribadisce ancora una volta questi concetti e riconosce l’importante funzione civica e sociale delle associazioni e delle federazioni dei donatori di sangue che concorrono ai fini istituzionali del Servizio sanitario nazionale attraverso la promozione e lo sviluppo della donazione organizzata di sangue e la tutela dei donatori.

Ricordo a tutti che, allorquando venne emanata la Legge 219/2005, nessuno si allarmò  dell’impostazione dell’allora art. 15, che vi invito ad andare a leggere nella sua formulazione originaria, il quale prevedeva che la lavorazione del plasma italiano potesse avvenire in qualsiasi stabilimento ubicato sul territorio dell’Unione europea purché dotati di adeguate dimensioni, essere ad avanzata tecnologia, avere gli stabilimenti idonei ad effettuare il ciclo completo di frazionamento per tutti gli emoderivati oggetto delle convenzioni.

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Giovanni Musso durante una donazione

Solo nel 2010, e non mi risulta che fu un’iniziativa chiesta dalle associazioni o dalle federazioni di donatori ma mi posso sbagliare, venne modificato l’originale impianto dell’art.15 della Legge 219/2005 mediante l’articolo 40, comma 2, della Legge 4 giugno 2010, n. 96 (Legge comunitaria 2009) che oggi si intende ad andare a riscrivere con l’art.17 del DDL concorrenza.

La legge che apriva alla libera concorrenza tra aziende.

Lo Stato evidentemente in passato ha fatto una scelta ben precisa, quella di non farsi carico direttamente delle procedure di lavorazione del plasma ricavato dalla donazione responsabile, volontaria, anonima e gratuita dei donatori italiani, intendendole invece affidare a soggetti terzi (aziende) esclusivamente con la formula del “conto-lavoro”. Fatta questa scelta, il nostro Paese non può sottrarsi a quelli che sono i principi fondanti dell’Unione Europea della libera circolazione delle persone, dei beni e dei servizi.

Faccio presente che l’apertura del mercato della lavorazione del plasma, non ha portato ad alcun stravolgimento del sistema trasfusionale, anzi ha rappresentato un vantaggio notevole per il Sistema Sanitario Nazionale con la riduzione dei costi di lavorazione, per le Regioni per la maggior gamma di prodotti ottenuti dalla lavorazione e la miglior resa, ed in ultimo per i pazienti i quali hanno beneficiato di maggiori prodotti ottenuti mediante il sistema del conto lavorazione, senza contare che risulta più etico trarre il maggior beneficio possibile dal gesto del dono del sangue che ogni giorno migliaia di volontari nel nostro Paese compiono in maniera volontaria, anonima, responsabile e gratuita.

Principi da non intaccare in alcun modo…

Ho personalmente ben chiaro e così il Consiglio Direttivo nazionale FIDAS, che ho l’onore di guidare, ciò che potrebbe rappresentare un danno per il Sistema Trasfusionale per come lo conosciamo, e la modifica dell’art. 15 della Legge 219/2005 non costituisce alcun pericolo poiché non introduce alcun nuovo elemento al sistema Sangue. Le aziende sono diventate sempre più partner importanti del sistema ma ritengo debbano continuare a svolgere il loro ruolo, che è quello di fornitori con le quali sicuramente interloquire ma sempre avendo ben chiaro che chi fissa i paletti, chi programma, chi organizza il Sistema Trasfusionale Italiano deve continuare ad essere lo Stato Italiano! Ogni variazione di questo rapporto di equilibrio è pericolosa! Io, così come FIDAS Nazionale tutta, rappresentata dal suo Consiglio Direttivo nazionale, crediamo profondamente nell’importanza di tutelare un Sistema Trasfusionale fondato sul principio di gratuità del dono del sangue e dei singoli emocomponenti. Siamo certi che un Sistema basato sulla gratuità è un Sistema più sicuro sia per i donatori che per i riceventi, una certezza che ci deriva dall’evidenza dei fatti. Per questo ci impegneremo a difendere il Sistema allorquando vi saranno dei pericoli che mineranno i principi dello stesso, ma scusatemi se mi ripeto…non è questo il caso.