Carenze di sangue, personale, posti letto. Gli effetti della pandemia sul SSN

2022-01-13T12:34:27+00:00 13 Gennaio 2022|Attualità|
carenze di Giancarlo Liviano D'Arcangelo

Le carenze generalizzate provocate dalla pandemia stanno mettendo alle strette il Sistema sanitario italiano.

Negli ultimi due giorni abbiamo testimoniato come siano molti i territori e gli ospedali in cui, a causa dell’aumento dei contagi, sono diminuite drasticamente le donazioni di sangue, nonostante le prenotazioni:

Nelle ultime ore la situazione non è certo migliorata, e anzi, a causa delle scorte di sangue agli sgoccioli continuano a essere a rischio le operazioni chirurgiche in Toscana, dove Anna Baldi, direttrice del Servizio Trasfusionale all’Asl di Massa e Carrara, ha lanciato un appello ai donatori spiegando cosa succede esattamente in un ospedale quando mancano le donazioni: “Si tratta di una carenza che permane in Toscana – ha detto la Baldi – ma è generalizzata anche a livello nazionale, per questo esortiamo i cittadini ed i donatori in buona salute a recarsi al centro trasfusionale (…) Negli ospedali il sangue è una necessità quotidiana, ogni volta che si verifica una carenza diventa drammatica non solo la gestione di eventi eccezionali come i disastri o gli incidenti, ma anche e soprattutto la quotidiana attività sanitaria che coinvolge la maggior parte degli interventi chirurgici e di alta specialità della cardiochirurgia, l’attività del pronto soccorso, le terapie oncologiche contro tumori e leucemie, i trapianti di organo e di midollo osseo. Altrettanto importante è la donazione del plasma che serve per i pazienti che vanno incontro a importanti interventi chirurgici, come gli interventi al cuore, nelle emergenze emorragiche del pronto soccorso, per i pazienti in terapia intensiva, o ancora per la produzione di molti farmaci salvavita, come i fattori della coagulazione o le immunoglobuline”. 

Identica casistica in Emilia Romagna, dove l’assenza di plasma e di alcuni gruppi sanguigni mette a rischio non solo la normale attività chirurgica ma anche il calendario delle urgenze:

Problemi anche in Liguria, dove da diversi giorni si susseguono gli appelli delle istituzioni per spingere i donatori a compiere il loro gesto, in Sardegna, dove la situazione di carenza sangue è generalizzata e tiene in grande allarme le strutture ospedaliere, e in Friuli Venezia Giulia, dove l’attività chirurgica sarà limitata alle urgenze.

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Francesco Cognetti, presidente Foce

Il sangue, tuttavia, non è l’unico problema che il Covid-19 sta creando al sistema sanitario.

Da qualche giorno Francesco Basile, presidente della Società italiana di Chirurgia (Sic) spiega sui media che la situazione degli interventi chirurgici è in grave crisi per varie cause e carenze, come la creazione di reparti Covid-19 che concentrano il personale sanitario e l’assenza di posti in terapia intensiva per la fase post-operatoria: “L’attività chirurgica – ha spiegato Basile – in tutta Italia è stata ridotta nella media del 50% con punte dell’80%, riservando ai soli pazienti oncologici e di urgenza gli interventi. Ma spesso non è possibile operare neanche i pazienti con tumore perché non si ha la disponibilità del posto di terapia intensiva nel postoperatorio”. 

Sulla stessa lunghezza d’onda le parole di Francesco Cognetti, presidente della Federazione degli oncologi, cardiologi ed ematologi (Foce), che da tempo mette in luce le difficoltà di 11 milioni di pazienti in Italia bisognosi di interventi chirurgici, chiedendo “un’urgente ridefinizione del Sistema sanitario nazionale, modernizzando e rafforzando gli ospedali, rifondandola medicina territoriale, con una netta separazione fra ospedali, ambiti di cura e assistenza per pazienti Covid e non Covid”.

Parole durissime quelle di Cognetti, che chiedono risorse da attingere al PNRR (Piano nazionale rinascita e resilienza), necessità per rifondare il sistema sanitario nazionale: “Le carenze del settore ospedaliero – ha aggiunto –  sono tra le cause principali che stanno provocando effetti estremamente dannosi durante la pandemia. È necessario assegnare più risorse all’assistenza nosocomiale, attingendo anche dai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e non solo”.

Se per problematiche legate al personale sanitario e ai posti in terapia intensiva non è semplice intervenire sul breve periodo, sulle carenze di sangue si può invece fare qualcosa.

Come? Andando a donare naturalmente, raccogliendo gli appelli delle istituzioni – ultimo quello del presidente di Avis nazionale Gianpietro Briola – e raggiungendo i centri trasfusionali, dove è possibile donare in assoluta sicurezza. Ancora una volta è necessario il grande senso di solidarietà e responsabilità dei donatori italiani per risolvere una situazione oggettivamente difficile.