Autosufficienza plasma verso il 2022, gli obiettivi da perseguire

2021-12-10T17:28:59+00:00 10 Dicembre 2021|Attualità|
autosufficienza di Giancarlo Liviano D'Arcangelo

L’importanza dell’autosufficienza sul plasma, e la percezione di tale obiettivo come un asset strategico nazionale, hanno guadagnato forza e presenza nel dibattito pubblico in seguito alla pandemia, frangente in cui la parola plasma è entrata a far parte del dibattito mainstream come potenziale rimedio emergenziale.

Ma ora che la pandemia vive una fase diversa, non bisogna smettere di parlare dell’universo plasma e di ricordare che una raccolta efficiente e organizzata sul lungo periodo è ciò che può consentire al sistema sanitario italiano di avere sempre a disposizione quei farmaci salvavita che sono necessari per la salute di tantissimi pazienti.

Verso il 2022, ecco allora il quadro generale di come si presenta il sistema e dei numeri che proverà a realizzare.

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Le aggregazioi regionali che forniscono il plasma alle industrie

Il sistema italiano di produzione di farmaci salvavita, lo ricordiamo, funziona in conto terzi: è un meccanismo assolutamente peculiare del nostro Paese che ha dimostrato di funzionare benissimo, ed è invidiato da moltissimi paesi sul piano internazionale.

Significa che il plasma raccolto grazie alle donazioni – gestite dalla salute pubblica attraverso associazioni di donatori e centri di raccolta – resta sempre un bene pubblico.

Le industrie lo lavorano trasformandolo in farmaci, e in questa forma lo restituiscono al sistema sanitario nazionale e vengono retribuite per questo servizio. I farmaci realizzati grazie al plasma dei donatori italiani sono riconoscibili grazie a un pittogramma di qualità stampato sulle confenzioni.

Ciò assicura elevati gradi di sicurezza e i ben noti standard di controllo e salvaguardia la donazione anonima, volontaria, gratuita, associata e organizzata, tutti valori chiave che devono essere salvaguardati a tutti i livelli.

Per gestire questo conto terzi, le regioni sono organizzate in “Aggregazioni regionali”, ben definite dall’immagine in figura 1, in cui per ogni aggregazione è indicato l’apporto quantitativo nel quadro nazionale.

Sono 4, attualmente, le industrie che ricevono e lavorano il plasma: Takeda, Grifols, Kedrion Biopharma e Csl Behring.

In figura 2, ecco la situazione più recente secondo i dati del Cns, ovvero le quantità di plasma che mancano per ottenere l’obiettivo di autosufficienza 2021 quando mancano solto due mesi di misurazione (a breve saranno disponibili i dati di raccolta di novembre) per avere il quadro definitivo.

Per ottenere l’obiettivo 2021, mancano 149.409 chilogrammi di plasma e se consideriamo che nella rilevazione di ottobre il dato di raccolta era di poco superiore a 75.000 chili, va da sé che basterà ripetere due mensilità identiche per andare a bersaglio.

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I dati del programma nazionale plasma 2021 regione per regione

Attualmente l’autosufficienza plasma in Italia raggiunge circa il 70% del fabbisogno, mentre per il restante 30% c’è la necessità di reperire i farmaci sul mercato.

Uni scenario rischioso specie in tempo di pandemia.

Nel momento più difficile la raccolta negli Stati Uniti, che da soli producono più del 60% del plasma mondiale, ha registrato cali mostruosi, facendo ipotizzare politiche protezioniste che metterebbero a rischio la reperibilità dei farmaci stessi.

Diventa necessario, dunque, accrescere a breve i livelli di autosufficienza nazionale.

Per il 2022, allora, l’obiettivo dovrà essere quello di riprendere la crescita costante in termini di raccolta messa a rischio dalla pandemia, in base alle indicazioni che Vincenzo De Angelis, direttore del Centro nazionale sangue, ha fissato nell’intervista rilasciata qualche giorno fa a Donatorih24.

Facilitare l’accesso ai centri di raccolta per i donatori, formare medici trasfusionisti specializzati e lavorare sulle campagne e sulla sensibilizzazione, lavorare sui giovani entrando nelle scuole e favorendo programmi di formazione. Lavorare sui social spiegando bene cos’è la aferesi, quante volte si può fare e quali sono le categorie di donatori più adatti a donare con questa tecnica.

Le ricette si conoscono, e con il Piano nazionale di rinascita e resilienza non dovrebbero venire a mancare le risorse.