Il futuro del sistema sangue. Al Forum Risk i temi a partire dal PNRR

2021-12-06T13:25:42+00:00 6 Dicembre 2021|Attualità|
donare sangue di Sergio Campofiorito

Raccolta sangue, obiettivi sul plasma autosufficienza e tanto altro.

Al Forum Risk Management di Arezzo, giunto alla sedicesima edizione, in programma dal 30 novembre al 4 dicembre, c’erano tntissimi esponenti del sistema trasfusionale italiano, che insieme hanno dato vita a una lunga e intensa mattinata di dialoghi per fare il punto su alcune delle tematiche principali che riguardano l’universo sangue nazionale.

Si è parlato di plasma, ccon Fabio Candura del Centro nazionale sangue, per discorrere di Regioni e autosufficienza, di governance e ragioni sovraziendali e sovranazionali per ciò che concerne la plasmaderivazione, si è parlato di cenri trasfusionali con il direttore del Simti (Società Italiana di Medicina Trasfusionale e Immunoematologia) Francesco Fiorin, e anche di Patient Blood management con Maria Teresa Montella dell’Istitito scientifico per la cura e lo studio dei tumori romagnolo.

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Il FRM ad Arezzo

La tavola rotonda ha riunito i protagonisti della sanità italiana, e gli argomenti di quest’anno sono stati quasi tutti incrociati con l’emergenza pandemica per comprendere come il sistema potrebbe uscirne magari rafforzato.

E infatti, in tal senso, è stato molto interessante approfondire una tematica assolutamemte stringente, ovvero cercare di prevedere come potrà essere migliorata la raccolta sangue all’interno della nuova organizzazione sanitaria territoriale prevista dal PNRR (Piano nazionale di rinascita e resilienza).

I pensieri, e i progetti, a tal proposito si poggiano infatti sul progetto presentato dall’Italia ai vertici europei, un pacchetto che prevede investimenti e riforme per le quali sono allocate risorse per 191.5 miliardi di euro. Circa 15 miliardi sono destinati al compartimento salute, messo sotto stress dalla pandemia.

Interessante e nuova, in tal senso, la ricetta proposta al Forum da Vanda Randi, medico della Usl di Bologna e direttrice del centro sangue della sua regione, ovvero “Case della comunità e ospedali della comunità per rilanciare le attività del terzo settore legate alla salute pubblica”.

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Vanda Randi, direttore del Crs Emilia Romagna

Ma entriamo nel dettaglio, con le parole che la Randi ha dedicato a Donatorih24.

“La mia proposta operativa — esordisce Randi —, per entrare all’interno dei percorsi del Pnrr, conta di inserire nuove strutture nei territori, per stare vicino ai cittadini. Una di queste strutture possono essere le case della comunità, sedi per associazioni del dono, come quelle del sangue, del cordone ombelicale, delle staminali, del midollo osseo, dove svolgere attività di sensibilizzazione al dono e promozione di corretti stili di vita. Una casa della comunità che non soltanto avrebbe senso e importanza per il tema salute, ma anche per quello della socialità che rappresenta la missione 5 del Pnrr”.

Insieme alla case, la dottoressa immagina anche gli “Ospedali di comunità”: “Gli ospedali di comunità sarebbero invece strutture per la degenza breve, più capillari sul territorio, dove, inoltre, potrebbero essere collocate le sedi per la raccolta di sangue e plasma. Negli ospedali di comunità potrebbero lavorare team di lavoro misti tra associativo e pubblico, con orari anche pomeridiani e con aperture più vicine alle esigenze della cittadinanza, un obiettivo che sta a cuore alla maggioranza degli attori di sistema, oltre che una vera e propria esigenza collettiva.

Il piano — chiosa la dottoressa — è una grande opportunità per lasciare qualcosa di buono alle prossime generazioni”, e infatti, aggiungiamo noi. bisogna assolutamente approffirare al megli di questa opportunità.