Avis Lombardia, l’accordo regionale sui vaccini fa discutere

2021-03-20T11:47:08+00:00 20 Marzo 2021|Attualità|
vaccino donatori di Giancarlo Liviano D'Arcangelo

Avis nazionale si è messa a disposizione dei cittadini come organizzazione erogatrice del vaccino anti Covid-19. La notizia risale ad alcuni giorni fa e alcune sezioni locali hanno già intrapreso questa strada. L’Avis di Reggio Emilia, per esempio, sul proprio sito spiega di essersi organizzata con un numero telefonico dedicato e con tutti gli altri consueti sportelli di prenotazione: già da lunedì scorso le persone nate nel 1936 e negli anni precedenti (85enni e ultra 85enni) hanno cominciato a prenotarsi.

Anche in Gazzetta Ufficiale, è di recente stata pubblicata l’Ordinanza 15 marzo 2021 firmata dal Commissario Straordinario per l’emergenza Covid-19 Figliuolo, con tutte le disposizioni finalizzate ad ottimizzare l’impiego delle dosi di vaccino anti Covid-19 residue.

L’atto di Figliuolo, al fine di ottimizzare il Piano vaccinale anti Covid-19 e di evitare sprechi, chiede in particolare che “le dosi di vaccino eventualmente residue a fine giornata, qualora non conservabili, siano eccezionalmente somministrate in favore di soggetti comunque disponibili al momento, secondo l’ordine di priorità individuato dal Piano nazionale vaccinale e dalle Raccomandazioni ad interim sui gruppi target della vaccinazione anti Covid-19 del Ministero della Salute”.

Leggi le raccomandazioni sui gruppi target delle vaccinazioni anti Covid-19

In Lombardia invece l’Avis regionale sembra aver deciso di dare la priorità ai propri donatori e ai familiari conviventi. Il presidente Oscar Bianchi infatti ha sottoscritto un accordo quadro con l’assessore al Welfare e vice presidente della Regione, Letizia Moratti, per avviare una campagna vaccinale interna che – ricorda il sito dell’associazione – coinvolgerà 648 Avis comunali e 12 provinciali. Una notizia che suscita qualche perplessità visto che a livello nazionale Avis ha optato invece per privilegiare le categorie a rischio e più fragili, per poi passare ai donatori senza distinzione di appartenenza, sia di settore che di associazione.

Oscar Bianchi con Letizia Moratti

Abbiamo chiesto proprio al presidente di Avis Lombardia, Oscar Bianchi, quali valutazioni abbiano portato a questa decisione.

Oscar Bianchi, Presidente di Avis Lombardia: come mai in un momento come questo l’accordo con la Regione Lombardia va nella direzione di tutelare prima di tutto gli associati avisini?

Perché è proprio in momenti come questo che il buon funzionamento del servizio sanitario regionale deve essere tutelato e garantito. La raccolta di sangue e plasma costituisce un servizio essenziale per le attività trasfusionali e chirurgiche: se viene a mancare la scorta di emocomponenti, l’autosufficienza del fabbisogno regionale e nazionale va incontro a un rischio elevato, con inevitabili conseguenze per le fasce più “deboli” e bisognose della popolazione.

Non le sembra di creare una sorta di privilegio, in un momento in cui la campagna vaccinale non riesce ancora a decollare ed esistono categorie fragili che hanno bisogno del vaccino più dei familiari dei donatori?

Il contatto stretto con il familiare convivente positivo può portare al contagio del donatore, impedendo a quest’ultimo di donare e quindi contribuire al buon funzionamento del servizio sanitario nazionale, come già detto. La tutela della salute dei donatori e dei familiari conviventi deve certamente andare di pari passo con le vaccinazioni alle categorie fragili: è anche per questo motivo che Avis si impegna a mettere a disposizione strutture e personale, per dare una svolta decisiva alla campagna vaccinale massiva; senza fare “torti” o “preferenze” verso nessuna categoria, ma guardando al bene comune.

Avis nazionale, di recente, ha annunciato di aver offerto la disponibilità delle proprie strutture trasfusionali per supportare la campagna vaccinale nazionale. Le sedi lombarde svolgeranno la doppia funzione, supportando il programma nazionale e il vostro accordo con la Regione Lombardia?

L’accordo quadro con Regione Lombardia contribuisce alla campagna vaccinale di massa dando la possibilità alle 648 Avis Comunali e 12 Avis Provinciali, di collaborare tramite le proprie organizzazioni, mettendo a disposizione personale sanitario e amministrativo all’interno dei centri vaccinali massivi, ma le sedi lombarde potranno anche, laddove ritenessero, attivare linee vaccinali presso le Unità di Raccolta dell’Avis. Il tutto si svolgerà secondo appositi accordi con le ATS di competenza che definiranno il processo attuativo per lo svolgimento della vaccinazione.

Questa decisione è frutto di un’iniziativa autonoma, o è stata precedentemente discussa con i vertici associativi nazionali?

Fermo restando che l’organizzazione sanitaria è di competenza regionale, Avis Nazionale era ovviamente a conoscenza dei lavori che Avis Lombardia stava portando avanti con Regione ormai da più di un mese. Il programma nazionale è arrivato ll’accordo regionale ormai alla firma. Non vedo però problemi di sorta. Se l’obiettivo comune è quello di contribuire alla campagna vaccinale, da qualsiasi lato ci si arrivi, l’importante è arrivare all’obiettivo. Mi sentirei quindi di dire che Avis Lombardia è perfettamente allineata con gli obiettivi di Avis Nazionale (e viceversa) nel mettersi a disposizione per la campagna vaccinale.