La valutazione dell’Iss sullo studio Tsunami tarda ancora
Ma dall’estero altre ricerche approvano il plasma anti Covid-19

2021-03-04T16:02:03+00:00 18 Febbraio 2021|Attualità|
di Giancarlo Liviano D'Arcangelo

Non è uno Tsunami ma poco ci manca. La causa sarà anche il momento di transizione legato al cambio al vertice del governo, con il voto di fiducia per il nuovo premier Draghi, ma sta di fatto che l’istituto Superiore di Sanità, dopo più di due mesi, dopo i nostri solleciti, e dopo le parole del “principal investigator “Francesco Menichetti, non ha ancora pubblicato la valutazione ufficiale ai risultati del progetto Tsunami, il più importante studio randomizzato sull’utilizzo del plasma iperimmune come terapia anti Covid-19.

In questo vuoto informativo abbastanza rumoroso, rimbomba come un rullo di tamburi il servizio de Le Iene andato in onda il 16 febbraio e recuperabile qui, sul sito internet del programma, per chi non lo avesse già visto.

Il titolo del servizio delle Iene

Cosa indagano stavolta Le Iene, dopo aver fatto molta confusione sul plasma durante la prima ondata dello scorso marzo, e dopo aver trovato una linea informativa più oggettiva e interrogativa per l’ondata autunnale?

In sostanza lamentano proprio il silenzio istituzionale sul plasma iperimmune, e anche quello dei media mainstream, visto che mentre attendiamo di sapere cosa emergerà dallo studio italiano, sono già usciti altri due studi randomizzato sul plasma iperimmune, seri e comunque degni di nota, che tuttavia sono passati sotto silenzio.

Il primo studio è quello del Nejm, ovvero il New England journal of medicine, e in sintesi rileva come il plasma iperimmune abbia un effetto positivo sui pazienti se utilizzato durante le prime 72 ore del ricovero ospedaliero, e, in caso di alto titolo anticorpale, sia in grado di salvare vite umane perché efficace anche sulle persone anziane.

Identica conclusione raggiunta anche da un secondo studio pubblicato sul sito della Biblioteca nazionale di medicina statunitense , che oltre a sottolineare l’assoluta sicurezza e l’assenza di effetti collaterali delle trasfusioni di plasma iperimmune, ribadisce che il plasma, se somministrato nella prima fase dell’infezione, può avere effetti molto positivi.

È allora evidente, ancora una volta, quanto sia importante che arrivi la valutazione dell’Iss su Tsunami, giacché anche a livello mediatico il più importante studio italiano e uno dei più completi su scala mondiale non potrà essere ignorato.

Su media, ed è questo un altro aspetto sottolineato da Alessandro Politi nel servizio de le Iene, molto più spazio è stato dedicato agli anticorpi monoclonali, altra delle possibili terapie anti Covid-19 da affiancare ai vaccini. Che i monoclonali siano una risorsa importante è fuor di dubbio, ma il tema che sta suscitando un certo dibattito è il credito e l’attenzione che i monoclonali ricevono nell’attualità, quando ancora non ci sono trial sufficienti a comprenderne i reali benefici di utilizzo.

Il dottor Ippolito dello Spallanzani

Sebbene Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, senza il cui placet nessuna nuova soluzione farmaceutica può essere utilizzata negli ospedali, ne abbia di recente approvato l’utilizzo straordinario anche in Italia, i dati sono ancora insufficienti.

Lo ha ribadito il dottor Franchini del Carlo Poma di Mantova a Politi, e lo ha spiegato anche  Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’Istituto nazionale Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” di Roma su sanitàinformazione.it, in una lunga intervista in cui affronta temi chiave intorno al Covid-19 come immunità di gregge, vaccini e terapie complementari.

I monoclonali restano una frontiera fondamentale da esplorare, ma è fuor di dubbio che a livello dell’informazione che arrivano ai cittadini una maggiore equidistanza e aderenza ai fatti sarebbe doverosa, per non alimentare dubbi e sfiducia da parte del pubblico.

Una delle regole basiche del giornalismo anglosassone per capire il perché dei processi del presente, è la celebre feel the money. In questo caso, nel mezzo di una pandemia, l’augurio è che a muovere i fili sia semplicemente la voglia di ridurre l’impatto del virus.