Raccolta sangue durante il Covid-19, il rapporto ECDC
Il Centro europeo prevenzione malattie offre la sua analisi

2020-12-23T18:39:53+00:00 21 Dicembre 2020|Attualità|
di Giancarlo Liviano D'Arcangelo

Com’è stata la risposta dei paesi europei alla pandemia in fatto di raccolta sangue e tessuti? Ha provato a capirlo il Centro europeo prevenzione e controllo delle malattie (ECDC), attraverso un lungo rapporto giunto al suo secondo aggiornamento dopo il primo check dello scorso aprile. Ecco i temi e i risultati principali messi in evidenza dal rapporto europeo, un ottimo punto di partenza per organizzare le strategie a medio termine e a risolvere le criticità che i paesi europei potrebbero continuare a dover fronteggiare in caso di una terza ondata pandemica.

Il plasma iperimmune

Sul plasma iperimmune sono usciti i risultati di moltissimi studi nell’ultimo periodo, ma come ha spiegato bene il dottor Francesco Menichetti durante il Forum Risk di Arezzo, sia lo studio indiano che quello argentino pubblicato sul New England Journal of Medicine presentavano alcune criticità sul piano della potenza del titolo anticorpale, un elemento abbastanza decisivo sul piano dell’orientamento dei risultati. L’ultima parola sul plasma iperimmune e la sua efficacia contro il Covid19 – ha sottolineato lo stesso Menichetti durante il webinar Avis e Dh24 dello scorso 16 dicembre – lo avrà lo studio Tsunami di cui proprio Menichetti è principal investigator, grazie all’analisi operata su ben 474 pazienti con un plasma di titolo anticorpale importante, 1:160.

Guarda il video integrale del webinar “Noi plasma e voi?

Intanto, il rapporto europeo offre delle indicazioni comunque molto interessanti, facendo registrare una certa efficacia nel ridurre la mortalità di quei pazienti ospedalizzati non intubati e con un livello della malattia moderato o grave nella sua fase precoce nei molti casi in cui il plasma iperimmune è stato utilizzato come terapia in assenza di provate terapie antivirali. Il plasma iperimmune, dunque, dimostrato di essere un fattore decisivo per accelerare “la clearance virale dei pazienti, contribuendo a frenare la progressione della malattia nella fase critica e riducendo la degenza ospedaliera di molti pazienti positivi. Da qui, ecco ribadite alcune linee guida europee già attive dallo scorso luglio, e la volontà di continuare con raccolta e bancaggio nonché con gli studi randomizzati, in attesa del momento in cui, come si augurano tutti gli addetti ai lavori del sistema sangue, che l’industria farmaceutica riesca a produrre le immunoglobuline specifiche contro il Covid-19.

L’autosufficienza

Va da sé che l’autosufficienza ematica è reputata dall’ECDC un fattore strategico per le nazioni, chiamate dunque a reagire ai cali di raccolta verificatisi durante le ondate pandemiche. In figura 1, i dati del rapporto ECDC su 15 nazioni europee e i cambiamenti tra 2020 e 2019 in fatto di componenti ematici raccolti e utilizzati.

Come si può osservare, con calo di raccolta che in molti paesi è stato considerevole (difficoltà nei trasporti, impegni di lavoro o, come sottolineato anche in Italia, paura di non poter accedere a centri trasfusionali sicuri) è coinciso anche un calo dei consumi, dettato essenzialmente dalla trasformazione di molti ospedali in ospedali Covid-19 con l’interruzione parziale dell’attività trapiantologica o delle operazioni chirurgiche non urgenti. In media, a una diminuzione del 9% nella raccolta di sangue ed emocomponenti in Europa tra marzo e aprile 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019, è corrisposto un calo di unità di emocomponenti distribuiti agli ospedali del 12%.

Fig. 1 Raccolta e distribuzione componenti del sangue tra 2019 e 2020 in 15 paesi europei

Il Covid-19 e i gruppi sanguigni

Molto interessante, infine, il lavoro svolto dal gruppo europeo a proposito dei gruppi sanguigni e della loro reazione al Covid-19, un studio in grado di offrire ai medici delle linee guida di riferimento importanti per la loro azione clinica sul campo. Dagli studi, il gruppo A è quello che ha fatto registrare il maggior numero di positivi al Covid-19 con complicazioni successive, come “un maggior rischio di danni all’apparato respiratorio, messo sotto forte stress dall’infezione virale e dalla risposta immunitaria che talvolta può finire fuori controllo, aggravando la situazione”, mentre, in proporzione, il gruppo all’apparenza soggetto a minori rischi sarebbe il gruppo 0.

I donatori e le linee guida in vista del vaccino

In vista della prima ondata di vaccinazioni, è cura dell’organismo europeo anche offrire delle linee guida ai donatori di sangue, sempre al fine di scongiurare un calo della raccolta sangue. Oggi, in base alle norme vigenti in UE e al tipo di vaccino interessato, i donatori di sangue possono o essere messi in una finestra di attesa di quattro settimane o donare subito, se dimostrano di essere in buona salute. Ma come sappiamo il vaccino anti Covid-19 è nuovo, verrà utilizzato con un tempo di analisi e prove inferiore di molto a quello standard, con effetti collaterali ancora sconosciuti alla comunità medica. L’Europa consiglia unque un atteggiamento prudente, e invitare i donatori che sviluppano sintomi dopo aver ricevuto un vaccino SARS-CoV-2 ad attendere fino a sette giorni dopo che i sintomi si saranno risolti completamente. Inoltre, altro passaggio importante, i donatori dovranno attenersi agli stessi standard generali per la donazione dei donatori non vaccinati. La speranza tuttavia, è che davvero tra poche settimane i sistemi trasfusionali europei si possano occupare della programmazione del dono dei donatori vaccinati anti-Covid 19: significherebbe che il ritorno alla normalità non è poi così lontano.