Diffusione delle cure salvavita: Marcucci di Kedrion ha vinto l’Otto Schwartz

2020-11-09T15:41:03+00:00 6 Novembre 2020|Donazioni|
plasma iperimmune di Giancarlo Liviano D'Arcangelo

Un premio internazionale prestigioso, che arriva dagli specialisti del settore e premia un’industria italiana attraverso la figura del suo amministratore delegato: la PPTA (Plasma Protein Therapeutics Association), durante il Global Plasma Summit, ha conferito a Paolo Marcucci, presidente di Kedrion, l’Otto Schwartz Award 2020, per il suo impegno in direzione della mission dell’associazione, che è quella di ampliare in tutto il mondo l’accesso dei pazienti alle terapie plasma-derivate. Nel dettaglio, Marcucci è stato premiato “per aver compreso ed abbracciato le molteplici sfide che il mondo dell’industria e la comunità dei pazienti sono chiamate ad affrontare, e per “essersi dimostrato un leader globale impegnato nel far progredire il settore dei plasma-derivati al fine di soddisfare le esigenze di una popolazione che necessita sempre più di terapie salvavita prodotte dai membri di PPTA”.

Per noi di DonatoriH24 è l’occasione per ascoltare – direttamente dalla voce di chi i farmaci li produce – qual è la situazione sulla ricerca scientifica che in tutto il mondo prova a contrastare la diffusione del Covid-19, attraverso le terapie in grado di supportare l’attesissimo vaccino, ovvero immunoglobuline specifiche e plasma iperimmune. Ecco le sue osservazioni su questi temi e su altri argomenti centrali per il sistema sangue, come la raccolta plasma, la sicurezza, e la collaborazione tra le “tre gambe” che insieme sorreggono il sistema trasfusionale italiano, ovvero donatori, istituzioni e professionisti.

Dottor Marcucci, la PPTA (Plasma Protein Therapeutics Association) le ha conferito un premio prestigioso, intitolato alla memoria di un uomo visionario e votato al futuro come il dottor Otto Schwartz. Che tipo di obiettivi bisogna avere e che lavoro quotidiano bisogna svolgere per ambire a questo premio?

Il premio Otto Schwartz di PPTA è fra i più importanti nel nostro settore e sono naturalmente onorato che le aziende e le persone che fanno parte dell’associazione mi abbiano proposto come candidato e votato quale vincitore in questo imprevedibile 2020. Le caratteristiche dei vincitori del premio sono sintetizzate nel concetto di aver contribuito all’avanzamento delle terapie nel campo dell’uso del plasma umano come farmaco. Ma questo è solo un altro modo per dire che i vincitori hanno provato a dare una mano ai pazienti di tutto il mondo, mettendo a loro disposizione i migliori strumenti terapeutici e colmando la differenza di accesso alle cure ancora presenti fra Paesi sviluppati e Paesi a minor reddito pro-capite. Ecco, quello che Kedrion, le sue persone ed io cerchiamo di fare tutti i giorni è utilizzare al meglio una “materia prima” preziosa di origine biologica, il plasma, per ricavare i farmaci che siamo in grado di produrre – immunoglobuline contro i deficit del sistema immunitario, fattori della coagulazione contro l’emofilia, prodotti polivalenti come l’albumina – rispettando rigorosi standard di qualità e servendo al meglio i nostri pazienti.

Il logo della PPTA

In Italia e nel mondo la parola plasma in questi mesi è stata tra le più ricorrenti sui media a causa della pandemia. Secondo lei il momento è stato utile per far comprendere alla maggioranza delle persone l’importanza di questa materia biologica o l’informazione generalista ha creato soprattutto confusione?

In effetti la tragedia del nuovo Coronavirus e del Covid-19 hanno fatto diventare il plasma ‘pop’, mentre di solito non siamo molto sotto i riflettori. È vero, ci sono state interpretazioni non corrette su come funziona la nostra industria e su quanto ci adoperiamo per trattare i pazienti, però questi mesi sono stati anche un’occasione per sottolineare, in Italia e nel mondo, le peculiarità di una risorsa biologica come il plasma. Una risorsa “antica” perché nota e utilizzata da tempo, ma anche un bene con un grande futuro davanti e con potenzialità inespresse, che l’innovazione e la tecnologica stanno progressivamente scoprendo. Si tratta inoltre di una risorsa ancora insufficiente a coprire i bisogni terapeutici di tutti i pazienti (con l’Europa e il mondo intero dipendenti dagli Stati Uniti in quanto a raccolta di plasma). Infine, in questo periodo abbiamo potuto ricordare come i prodotti della nostra industria, in molti casi, non siano sostituibili con altri trattamenti. Voglio considerare tutto sommato positiva la copertura che la stampa ha finalmente riservato al nostro mondo; starà a noi – associazioni per la donazione, istituzioni pubbliche e regolatorie, aziende di trasformazione – raccontare bene la nostra storia.

Cosa pensa del progetto Tsunami e delle complicazioni che ci sono state prima della ripartenza di queste settimane? Sarà uno strumento importante da ora fino alla prossima estate?

Gli studi clinici sull’utilizzo del plasma di persone guarite dal Covid-19 e delle immunoglobuline iperimmuni che da esso si possono ricavare sono tuttora in corso e preferisco non commentare né anticipare risultati per i quali dobbiamo affidarci al lavoro dei ricercatori e dei clinici; da veterano del settore dei plasmaderivati posso aggiungere che tante volte il plasma si è rivelato un dono sia per chi lo mette a disposizione sia per chi lo riceve: voglio continuare a essere fiducioso sulle immense possibilità di questa preziosa miniera biologica “rinnovabile”.

Paolo Marcucci, amministratore delegato di Kedrion Biopharma

Le Immunoglobuline specifiche o anticorpi monoclonali sono considerati da buona parte della ricerca scientifica – l’ultimo a parlarne con grandi aspettative è stato il presidente dell’Istituto superiore di Sanità Silvio Brusaferro – uno strumento decisivo per accompagnare il vaccino nella lotta alla pandemia. A che punto siamo con lo sviluppo di questi farmaci?

Il mondo della plasma derivazione è impegnato nella produzione di immunoglobuline specifiche anti-Covid, e come dicevo gli studi clinici sono in corso. Kedrion ha scelto di avviare questo progetto insieme all’azienda biofarmaceutica israeliana Kamada, con cui stiamo lavorando bene. Sui tempi non possiamo al momento essere del tutto precisi: gli studi clinici sono ricerca scientifica applicata e – di conseguenza – l’esito non è sempre scontato e prevedibile; sono tuttavia convinto che nel corso del 2021 il mondo avrà a disposizione molte più armi di adesso per gestire questo nuovo virus e le sue conseguenze sulle persone: fra queste armi, le immunoglobuline iperimmuni potranno svolgere un ruolo importante.

Quanto è importane l’apporto delle associazioni di donatori per il lavoro delle industrie farmaceutiche? In che modo collaborate e promuovete i valori del dono?

In un Paese come l’Italia le associazioni di volontariato per la raccolta del sangue e del plasma costituiscono uno dei pilastri del sistema. Ogni Paese ha la sua storia e l’Italia rappresenta uno dei modelli meglio funzionanti di cooperazione pubblico-privato per il perseguimento di un interesse generale: l’autosufficienza italiana di prodotti plasma derivati e possibilmente un contributo all’autosufficienza europea e di Paesi ancora indietro nell’organizzazione di un sistema complesso e delicato come quello della Conto lavorazione industriale del plasma. Sia nei Paesi – come l’Italia e quasi tutta l’Europa – in cui la donazione del plasma non prevede un rimborso economico per i donatori, sia nei Paesi – come gli Stati Uniti – in cui tale beneficio economico è previsto, Kedrion e le altre aziende di plasma derivazione sono impegnate ogni giorno in campagne e attività tese a ricordare come il plasma raccolto nel mondo sia una risorsa preziosa e ancora insufficiente per curare al meglio tutti i pazienti.

Il sistema italiano è molto peculiare…

L’Italia, come dicevo, ha in questo settore una storia particolare e Kedrion è orgogliosa di essere nata qui e di continuare a essere al servizio – attraverso il sistema del Conto lavoro – delle istituzioni sanitarie nazionali. Oltre a questo, sosteniamo gli sforzi fatti dai vari soggetti in campo per raccontare il percorso dalla raccolta all’uso del sangue e del plasma italiano, sia quando quest’uso avviene nei reparti trasfusionali sia quando il plasma viene avviato alla lavorazione industriale.

Su DonatoriH24 parliamo spesso della filiera del plasma, paragonando il sistema italiano basato sul dono gratuito e sul plasma pubblico lavorato in conto terzi, con il sistema americano, che invece è basato sulla raccolta plasma a pagamento. Cosa pensa di queste alternative?

Io penso che i differenti modelli dipendano da tratti culturali e storici profondi e diversi fra loro, ognuno dei quali merita rispetto e dev’essere valorizzato. Poi, è ovvio, come azienda innanzitutto italiana condividiamo e sosteniamo i valori e gli obiettivi del nostro sistema sanitario universalistico e gratuito e quelli delle associazioni di volontariato che supportano tale sistema. Soprattutto, ogni volta che si pongono a confronto i vari sistemi di raccolta del plasma io ricordo che, in questa storia, i soggetti deboli e meritevoli di tutela pubblica sono i pazienti; quindi, a condizione che i requisiti di sicurezza e impeccabile trattamento dei donatori siano perfettamente rispettati, l’obiettivo è raccogliere più plasma possibile, fino a quando tutti i pazienti del mondo avranno accesso alle migliori terapie disponibili.

Nei giorni scorsi l’Unione Europea ha parlato di prime dosi del vaccino ad aprile. A suo parere sono stime credibili? Sarà l’ultimo inverno con la pandemia a orientare i comportamenti sociali?

In questo caso preferisco rispondere innanzitutto da cittadino: siamo tutti in attesa di un vaccino e la diffusione a tappeto di un vaccino ben congegnato darà una grande mano per metterci alle spalle l’incubo del Covid-19. Da quel che posso capire, tuttavia, per il vaccino è necessario ancora un grande impegno negli studi clinici e nella sua messa a punto, così come poi servirà un inaudito impegno globale per la sua produzione e la sua distribuzione in centinaia di milioni o addirittura miliardi di dosi. Insomma, speriamo che il vaccino arrivi presto, che funzioni bene, che abbia una copertura immunitaria di durata significativa e che sia disponibile in enormi quantità per la popolazione mondiale. Ciò detto, avere a disposizione anche il resto dell’armamentario terapeutico che gli scienziati e i clinici stanno mettendo a punto (protocolli clinici, farmaci antivirali, anticorpi monoclonali, immunoglobuline specifiche, ecc.) sarà una garanzia per tornare al più presto a un mondo in cui il Coronavirus non sia più ossessione quotidiana.