Può donare chi consuma cannabis?
Ecco le regole, no alla disinformazione

2020-09-03T17:59:36+00:00 2 Settembre 2020|Curiosità|
cannabis donazione di Laura Ghiandoni

La donazione di sangue oggi va di pari passo con il tema della salute, sempre più attuale anche a causa dell’epidemia di Covid-19. Questo tema, la salute, può essere facilmente messo in relazione con il tema dell’uso di droghe, che a volte, va a compromettere il benessere di chi ne fa uso.

Infatti per verificare le condizioni di salute dell’aspirante donatore, nel momento in cui ci si rivolge al centro trasfusionale, si viene sottoposti ad un questionario nel quale sono presenti decine di domande alcune delle quali sul tema del consumo di droghe.

Mentre chi fa uso di droghe pesanti come eroina è escluso categoricamente dalla donazione, il donatore che assume droghe leggere come marijuana e cannabis, avrà un tempo di 14 giorni di sospensione dalla donazione. Questo perché in due settimane il sangue si libera delle sostanze psicotrope e il donatore nella donazione successiva potrà offrire al paziente in attesa della trasfusione, una componente ematica sicura e di qualità.

I dati del consumo di droghe e la disinformazione sul tema della donazione

Durante il progetto Blood Confusion realizzato dagli studenti delle scuole romane, nel corso del programma di alternanza scuola-lavoro in collaborazione con il Cns, è stato realizzato un sondaggio, nel quale è emerso un dato che offre una fotografia esaustiva di cosa i giovani pensino riguardo al binomio donazione-droghe leggere. Secondo i dati del sondaggio il 36 per cento degli intervistati ha dichiarato di credere che il consumo di droghe leggere escluda del tutto la possibilità di donare sangue.

Questo dato indica quanto la disinformazione possa creare equivoci su un tema considerato tabù, e se lo si rapporta con i numeri ufficiali del consumo di droghe nel nostro paese si traduce in migliaia di persone che potrebbero donare e non lo fanno.
Secondo gli ultimi dati Istat, infatti, sono circa 6 milioni gli italiani che consumano regolarmente oppure occasionalmente cannabis. La legiferazione su questo tema è terreno di scontro delle parti politiche, e non sembra facile orientarsi di fronte alle mille implicazioni legate alla dipendenza, o ai guadagni dei gruppi mafiosi. Intanto, la diffusione di questo tipo di droga leggera è in florida crescita nel nostro paese e il trend di consumo tra giovani e adulti è in aumento.

Secondo una ricerca europea condotta dall’ “Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze” un terzo della popolazione tra i 15 e i 64 anni, cioè quasi il 33 per cento degli italiani, almeno una volta nella vita ha consumato droghe. In Italia la droga di cui si fa più uso è la cannabis.

Lo studio, attraverso il report che fa riferimento ai dati raccolti dall’ultimo sondaggio, svela che una persona su dieci ha consumato cannabis nel periodo dell’ultimo anno. Secondo il report la fascia di persone che ha più risposto di averla consumata nell’ultimo anno è quella dei giovani tra i 15 e i 24 anni.

Le regole per la donazione di sangue ed il consumo di droghe leggere

Secondo la regolamentazione, oggi chi vuole partecipare al mondo della donazione pur consumando contemporaneamente droghe leggere deve attendere almeno 14 giorni dall’ultima assunzione della sostanza psicotropa. Due settimane secondo le principali istituzioni del mondo del sangue sono sufficienti perché l’organismo smaltisca la sostanza.

E’ necessario sottolineare che il responsabile della decisione finale, colui che autorizzerà la donazione è il medico che condurrà la visita. Durante l’incontro verrà valutata non solo la data in cui si è assunta per l’ultima volta la sostanza, ma anche il generale stile di vita e i comportamenti a rischio a cui si espone l’aspirante donatore incluso l’uso di altre droghe. Il medico secondo la legge dovrà rispettare il silenzio professionale e non potrà comunicare a terzi questo genere di informazione o denunciare l’illecito.

cannabis

Nelle cannabis commercializzata al di fuori del mercato regolare è presente una sostanza che si chiama Thc. Il tetraidrocannabinolo è un agente psicoattivo che modifica la percezione sensoriale del consumatore. La presenza di questo tipo di sostanza nel sangue potrebbe mettere a rischio la salute del paziente ricevente. La marijuana commerciata illegalmente e senza controlli qualitativi potrebbe inoltre contenere quantità di Thc molto elevate, oppure sostanze di altra natura.

I negozi di cannabis light e la donazione di sangue

Le sostanze vendute oggi legalmente nei negozi si chiamano cannabis light e contengono una quantità irrilevante di Thc. Provengono dalla stessa pianta della marijuana, ma contengono alte concentrazioni di cannabidiolo (Cbd) che non è una sostanza psicoattiva, ma possiede proprietà rilassanti e anti-infiammatorie. Questo tipo di sostanza scompare dall’organismo in 24 ore e non lascia traccia nelle analisi del sangue.

Anche in questo caso il medico valuterà l’idoneità del donatore in base a diversi criteri che vanno dallo stile di vita all’esposizione al rischio, alla possibilità che l’organismo abbia trattenuto il principio attivo. Il medico sceglierà se permettere di donare subito o rimandare a data successiva.
Per sviscerare la questione della donazione di sangue e del consumo di cannabis light, Giulia Sammito, gestore del negozio Amsterdam di Roma nord, ha spiegato: “I prodotti legalizzati in Italia ora contengono la parte della cannabis che influisce sul rilassamento muscolare del consumatore e non contengono sostanze psicotrope.

Pianta di marijuana

In questa parte della pianta è presente una quantità di Cbd elevata. Questo tipo di sostanza non è come il Thc che, nelle sostanze legalizzate è per legge inferiore allo 0, 6. Perciò anche se il fumatore di cannabis light si sottoponesse ad analisi del sangue, non ci sarebbero problemi di nessun tipo”.