La Fidas e i donatori di sangue. Le sfide comunicative su giovani e aferesi

2020-09-03T13:36:25+00:00 21 Agosto 2020|Donazioni|
Dì Giancarlo Liviano D’Arcangelo

Il viaggio di Donatorih24 nel mondo della comunicazione delle principali associazioni di donatori italiane continua: dopo aver ascoltato Avis e Fratres – con cui abbiamo fatto il punto sul lavoro compiuto in questi anni, sui principi guida e gli obiettivi programmatici del prossimo futuro – ecco le parole dello staff che cura la comunicazione di Fidas. Ines Seletti, Chiara Ferrarelli ed Enzo Emmanuello si occupano di affrontare le tante sfide che sul piano della diffusione dei valori del dono i volontari spesso hanno davanti. Ecco come, congiuntamente, ci raccontano cosa serve fare per vincerle.

La comunicazione sociale in pieno terzo millennio richiede la ricerca di messaggi sempre più efficaci, per differenziarsi dalla vastità del flusso di informazioni da cui ogni giorno veniamo investiti. Come di può costruire un messaggio efficace e in grado di sedimentare su un tema come il dono del sangue?

La comunicazione ha assunto un ruolo determinante nella vita di tutti i giorni. Non fa eccezione il mondo del volontariato e delle associazioni che si occupano della promozione del dono del sangue che, anche in ambito sociale, segue i criteri che vengono utilizzati anche in altri tipi di comunicazione. Utilizzando i canali social cerchiamo sia di dare informazioni per farci conoscere ma anche di trasmettere messaggi chiari che possano essere intercettati e raccolti dall’utente in un tempo estremamente limitato.

In altre situazioni, fondamentale per noi, sono le testimonianze che possono essere declinate nell’incontro diretto attraverso gli eventi (ad esempio nelle scuole, sul territorio ecc..) o indiretto attraverso video interviste a persone che abbiano ricevuto trasfusioni o che necessitano di medicinali emoderivati. Elemento fondamentale di questo genere di comunicazione è che venga trasmesso un messaggio di positività.

Ines Seletti

Il target giovanile è forse – al tempo stesso – il più difficile e il più necessario da raggiungere. Come lavora l’associazione al fine di assicurare il ricambio generazionale?

Molte delle nostre energie sono rivolte all’incontro dei giovani nelle scuole superiori e, da qualche anno, anche nelle università. La sfida non è solo quella di riuscire ad entrare in questi luoghi di incontro “privilegiati”, ma anche quello di farlo con strumenti e modi a loro vicini utilizzando il loro stesso linguaggio, come ad esempio social o altre tecnologie capaci di creare affinità.

Ma soprattutto parlare ai giovani con i “nostri” giovani. Per questi motivi, in FIDAS opera da qualche anno FIDAS Giovani. Una struttura composta da volontari che hanno un’età compresa tra i 18 ed i 30 anni che vivono il volontariato in stretta sinergia con i responsabili associativi, più “maturi”. Ragazzi che ogni anno si incontrano in un meeting (il prossimo anno verrà ospitato a Bologna), il cui scopo è dialogare tra pari creando anche momenti di comunicazione da divulgare poi a livello nazionale.

Sembra un bel modo per socializzare e scambiarsi idee…

Spesso gli incontri nelle scuole vengono affidati a giovani volontari che riescono a stabilire un rapporto di empatia, vicinanza e coinvolgimento con chi li ascolta. Molte nostre associazioni hanno anche rapporti con altre istituzioni che coinvolgono i giovani. In questi casi abbiamo visto che è molto importante parlare delle proprie esperienze: come ci si è accostati al gesto della donazione; quali dubbi e timori si sono affrontati e come sono stati superati, soprattutto nel caso delle donazioni in aferesi che sono meno conosciute.

Per avere dei buoni risultati nella sensibilizzazione dei giovani, crediamo sia importante collaborare con dei “testimoni” ovvero delle persone che hanno belle storie da raccontare riguardo la donazione di sangue. Abbiamo numerose collaborazioni con altre associazione di donatori (organi, midollo, cordone ombelicale), ma anche di pazienti (talassemici, emofilici, trapiantati) con le quali è anche possibile accomunare la donazione di sangue ad altri tipi di donazione che hanno, comunque, a che fare con le trasfusioni.

Chiara Ferrarelli

Oltre alle campagne media, in cosa consiste l’attività di comunicazione associativa? C’è molta libertà sede per sede o vige un principio di coordinazione?

Oltre a quanto già espresso in precedenza, le associazioni utilizzano il contatto diretto anche attraverso vari eventi pubblici, sportivi, ricreativi e culturali. Le Associazioni possono effettuare il tipo di comunicazione che ritengano valida nel loro territorio, ma assolutamente in linea con i princìpi fondamentali di FIDAS.

A tale scopo, ogni anno proponiamo dei corsi di formazione con la partecipazione di esperti di comunicazione di altissimo livello, provenienti da realtà differenti, per aiutare le nostre Federate a divulgare un messaggio che sia sempre valido, attuale, incisivo ma, sempre e comunque, nel rispetto dei nostri princìpi fondamentali.

Raccolta sangue e raccolta plasma, due tipi di donazioni diverse e entrambe importanti. Come far passare il messaggio che il dono del plasma non è una donazione di serie B?

La FIDAS forma i responsabili associativi e i propri volontari anche sull’importanza dell’aferesi affinché ognuno di loro abbia gli strumenti e le conoscenze necessarie per promuoverne il dono. Perseguendo questo obiettivo FIDAS Nazionale si fa carico di fornire alle Federate tutto quello che necessita, anche continuando a raccogliere e diffondere le testimonianze dei donatori di plasma, per raccontare attraverso la loro voce quanto la donazione del plasma non si discosti molto dall’esperienza del dono del sangue intero. A corredo di queste testimonianze, non manca tutto il materiale utile alla promozione del messaggio sul territorio.

Enzo Emmanuello

La diffusione del messaggio del dono non è solo una questione pubblicitaria: come si congiungono le esigenze di informare e, al tempo stesso, portare le persone nei centri trasfusionali raggiungendoli sul piano emotivo?

Il donatore di sangue è sempre al centro del progetto e del lavoro della FIDAS. Viene da se che tutto il nostro mondo ruota attorno alle esigenze ed alle necessità di chi, quotidianamente mette a disposizione se stesso per aiutare il prossimo. Cerchiamo di rendere più agevole possibile il loro gesto, sia in tema di orari che di giorni di apertura dei servizi trasfusionali e delle unità di raccolta.

Ove possibile organizziamo donazioni pomeridiane, donazioni di gruppo e servizi navetta. Diciamo che per far arrivare i donatori ai servizi trasfusionali, cerchiamo di curare sia gli aspetti culturali della donazione ma anche quelli logistici. Una sorta di servizio a 360°, nel quale non dimentichiamo mai di far comprendere loro l’enormità del bene di un gesto così semplice.

Che iniziative promozionali sta preparando Fidas nel 2020? Vogliamo sapere tutto, dalle campagne agli eventi speciali, se ve ne saranno.

Siamo recentemene usciti con la campagna “Dona Vita”, ma stiamo lavorando ad un restyling completo della comunicazione FIDAS che partirà dal nostro logo storico. Proprio in questi giorni stiamo incontrando alcune tra le migliori agenzie di marketing e comunicazione italiane affinché ci aiutino a definire con più chiarezza il futuro della comunicazione di FIDAS che ci accompagnerà nel prossimo mandato del nuovo Consiglio Nazionale.

Chiara Ferrarelli

Ines Seletti 

Enzo Emmanuello