Allergie, una goccia di sangue per i test
All’UniBo un microchip per le diagnosi

2018-11-16T12:42:29+00:00 16 Novembre 2018|Primo Piano|
di Gianluca Colletta

Niente più test fastidiosi, prelievi del sangue o Prick test. Da oggi un microchip potrà sostituire, nei test per le allergie, quegli effetti collaterali come pelle arrossata, pruriti e bollicine. All’Università di Bologna, un gruppo di ricercatori ha messo a punto IntegrAl, un progetto che potrebbe cambiare il modo di fare le diagnosi in questo campo.

ALLA RICERCA DELL’ALLERGIA NASCOSTA

A guidare la ricerca (qui l’abstract) il professor Luca Gentilucci (coordinatore), insieme a Rossella De Marco e Michele Anselmi del Dipartimento di Chimica “Giacomo Ciamician”. «Ci sono molte situazioni – spiega il professor Gentilucci a Donatorih24.it – in cui il medico fa fatica a capire se il paziente ha o meno un’allergia. Ci sono situazioni in cui si sospetta che possa avere un’allergia latente i cui sintomi non si vedono, come nei casi delle allergie stagionali, o quelle che si manifestano solo in relazione a determinati cibi».

L’èquipe del professor Gentilucci ha pensato a un progetto che si basa sulla messa a punto di microchip “arricchiti” da particolari nanoparticelle in grado di rilevare la presenza e la tipologia di eventuali allergie a partire dal comportamento delle cellule ematiche. Cosa più importante è che secondo le previsioni del gruppo di ricercatori non sarà più necessario fare un prelievo del sangue per le analisi di laboratorio.

«Abbiamo pensato – ha continuato il professor Gentilucci – a un piccolo dispositivo che non richiede un prelievo invasivo. Basta una piccola goccia di sangue che depositiamo su un materiale che separa le cellule presenti nel sangue. Su questo materiale vengono posizionate delle molecole che rispondono a recettori del sistema immunitario, in pratica quelle che hanno un ruolo importante nelle infiammazioni che causano le allergie».

LA VALUTAZIONE DEI RISULTATI

Il lavoro che bisogna adesso portare avanti, riguarda la registrazione dei risultati e la calibratura del microchip. «Una volta separate le molecole, osserviamo la reazione. La nostra speranza – ha continuato il professore dell’Università di Bologna – è che si crei una sorta di impronta digitale per ogni paziente. Nella prima fase gli esiti prodotti dal microchip sono stati confrontati con le analisi che i pazienti avevano fatto fino ad oggi nel corso della loro vita. Una volta categorizzati i risultati, questi si possono collegare alle allergie. Possiamo così osservare se una persona ha una allergia latente o meno. O almeno questo è l’obiettivo che ci siamo prefissi».

Il progetto è iniziato da meno di un anno e durerà per tutto il 2019. Adesso si avvicina la fase più critica, che consiste nel mettere sul chip gli agenti che separano le molecole e analizzare i risultati. «Al momento – sottolinea Gentilucci – lavoriamo con cellule coltivate, ma un domani metteremo il sangue e il processo sarà più complicato, perché in questa fase conosciamo già i risultati. Successivamente si lavorerà su campioni incogniti, che ci fornirà il S. Orsola».

POCHI MINUTI E IL TEST E’ FATTO

Per il prelievo del sangue, assicura Gentilucci «la punturina sarà minimale. Verrà fatta con un dispositivo usa e getta poco costoso e veloce. Si farà rapidamente – ha concluso Gentilucci – in pochi minuti e si potrà vedere rapidamente l’allergia. Si potrà fare anche in farmacia!»

A supportare il progetto ci sono anche il professor Giampaolo Ricci e la dottoressa Francesca Cipriani del Policlinico S. Orsola-Malpighi (Clinica Pediatrica Gozzadini), per la fornitura dei campioni per i test su microchip e la validazione dei risultati, e la dottoressa Nermin Seda Kehr del CeNTech – Center for Nanotechnology di Münster (Germania), che si occupa della preparazione delle nanoparticelle e dei nanomateriali.