Sarà il protocollo Tsunami il capofila nazionale sul plasma iperimmune

2020-05-11T17:28:34+00:00 11 Maggio 2020|Attualità|
di Giancarlo Liviano D'Arcangelo

Sarà lo studio Tsunami, raccontato da Donatorih24 lo scorso 22 aprile, il protocollo guida della sperimentazione nazionale sulla plasmaterapia, per decisione congiunta del Ministero della Salute, Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco) e Iss (Istituto Superiore della Sanità).

Tsunami, lo ricordiamo, è l’acronimo di TranSfUsion of coNvaleScent plAsma for the treatment of severe pneuMonIa due to SARS.CoV2), e a questo protocollo, guidato dal reparto Malattie infettive dell’Azienda ospedaliero universitaria di Pisa e dal professor Francesco Menichetti, avevano già aderito le Regioni Lazio, Campania, Marche ed Umbria, oltre alla Sanità Militare.

La notizia, che risale a domenica 10 maggio, ha suscitato le inevitabili polemiche, perché il professor De Donno dell’ospedale Carlo Poma di Mantova, autore della primissima sperimentazione in Italia sul plasma iperimmune assieme al dottor Franchini di Pavia, si è dichiarato molto rammaricato di questa decisione istituzionale in diretta streaming sulla piattaforma dell’associazione New York Canta (in basso il video con la giornalista Maria Giovanna Maglie e l’attore Enrico Montesano), che come sappiamo lo scorso 4 maggio ha organizzato una maratona musicale per raccoglier fondi allo scopo di finanziare la ricerca sul plasma iperimmune.

L’investitura di ruolo, tuttavia, mai come in questo caso, ci pare assolutamente secondaria. La cosa importante, al di là di chi dovrà coordinare la sperimentazione sul territorio nazionale, è che la terapia sul plasma iperimmune continui a essere perseguita sia sul piano del trattamento ospedaliero dei pazienti più gravi, sui quali i risultati di De Donno e Franchini sono stati davvero notevoli, sia sul piano dell’utilizzo del plasma iperimmune per produrre nel futuro prossimo plasmaderivati che possano contrastare il Covid-19 anche a livello di prevenzione. Di certo le istituzioni nazionali si sono mosse con un certo ritardo, dando linfa a domande legittime, critiche e lasciando spazio a dichiarazioni quantomeno discutibili dei virologi mediaticamente più esposti sulla sicurezza del plasma – si vedano in tal senso le parole di Walter Ricciardi prima e di Ilaria Capua poi –   che ancora parlano del plasma come se gli ultimi dieci anni di trasfusioni più che sicure non fossero mai esistiti. Intanto, tutti i protocolli già attivi, e in particolar modo quello di Mantova e pavia, potranno continuare a salvare pazienti.

Da registrare, le reazioni positive delle istituzioni toscane. “La Regione Toscana – ha commentato il presidente Enrico Rossi – si è impegnata tempestivamente e su più fronti per fronteggiare il Covid-19: disponibilità adeguata di posti letto in area medica e in terapia intensiva, disponibilità dei test diagnostici molecolari e sierologici su tutto il territorio, interventi della sanità territoriale per cure dispensate a domicilio, ma anche intervento diretto della sanità pubblica nella gestione delle Rsa private e distribuzione di mascherine a titolo gratuito per tutti i cittadini, rappresentano i cardini di un intervento a tutto campo, che ha saputo anche cogliere e supportare la ricerca di qualità promossa dai professionisti che operano nelle strutture pubbliche. E’ il caso della sperimentazione della plasmaterapia che si sta conducendo a Pisa e che contribuisce ad aumentare le possibilità di cura per i pazienti critici”.

Sulla stessa linea l’assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi: “Il Servizio sanitario toscano – ha dichiarato – conferma non solo la sua capacità di rispondere prontamente all’emergenza pandemica, ma anche di saper sostenere e tutelare la ricerca scientifica, indispensabile per garantire l’elevata qualità delle prestazioni assistenziali. Tsunami è un buon esempio di collaborazione armonica tra la rete toscana dei centri trasfusionali ed i clinici di area Covid-19, che non a caso trova riconoscimento al più alto livello. Importante come sempre la sinergia con le associazioni di volontariato e il coordinamento del Centro Regionale Sangue, per una corretta informazione dell’opinione pubblica e la sensibilizzazione dei potenziali donatori”.