Una banca dati unica per i donatori della Liguria
Ecco cosa prevede la proposta presentata in Regione

2019-05-13T12:32:40+00:00 13 Maggio 2019|Primo Piano|
di Emiliano Magistri

Istituire un’unica banca dati dei donatori, così da garantire a ogni sistema trasfusionale regionale il quadro completo della situazione. Se ne è parlato nel corso di un vertice nella sede della Regione Liguria insieme alla vice presidente e assessora alla Sanità, Sonia Viale, il commissario di A.Li.Sa. (l’Azienda sanitaria regionale ligure) Walter Locatelli, la dottoressa Vanessa Agostini, responsabile delle attività di audit e revisione dei processi critici in ambito trasfusionale del Cns (Centro nazionale sangue), Giovanni Ucci e Paolo Strada, rispettivamente Direttore generale e responsabile del Centro trasfusionale dell’ospedale Policlinico San Martino.

“Pur non vivendo una situazione di emergenza, non possiamo negare il problema della carenza di sangue“, spiega a DonatoriH24 il presidente dell’Avis regionale, Alessandro Casale. Solo nel 2018, infatti, circa 50 giornate di raccolta straordinaria organizzata dai volontari dell’associazione sono saltate: ma per quale motivo? “Sicuramente la carenza di personale sanitario ha inficiato oltremodo – prosegue -, ma va sottolineato come il ridotto numero di medici sia un problema comune a tutte le altre regioni. Il discorso di fondo è che non sempre è facile farli collaborare con le Asl”.

E poi c’è un altro problema: “Il nostro è uno dei territori con l’età media più avanzata, quindi dobbiamo fare i conti con un ricambio generazionale di donatori che va molto a rilento. Purtroppo i giovani ancora non percepiscono l’importanza decisiva di compiere una scelta di questo tipo”.

Il progetto di creare una banca dati unica porterebbe, secondo Casale, a “snellire l’iter burocratico e migliorare i collegamenti tra i singoli centri trasfusionali regionali. Oggi se una persona decide di donare il sangue, ad esempio, a Savona, il centro trasfusionale di Genova, per dire, non ha conoscenza di chi si tratti e che caratteristiche hanno il donatore e il sangue raccolto. In più, seppur venga garantita la tracciabilità della sacca, rispettando quindi i criteri di sicurezza, si riscontrano disagi anche nella prenotazione della donazione stessa”.

Per questo la proposta vuole intervenire e migliorare non solo la fase di raccolta in sé per sé, ma anche l’interfaccia tra il servizio trasfusionale e le unità di raccolta, e la valorizzazione della donazione. “Come Avis stiamo portando avanti due progetti finalizzati proprio a sensibilizzare e avvicinare i giovani al mondo della donazione, e a velocizzare il contatto tra donatore e centro trasfusionale“, racconta il presidente. Il primo si chiama “Best choice”: “Lo stiamo portando avanti con altre realtà avisine regionali ed è condotto nelle scuole del territorio, dove spieghiamo agli studenti l’importanza di portare avanti corretti stili di vita. Aiutiamo a individuare e evitare le fake news che, purtroppo, girano in eccessiva misura su temi legati alla sanità, con lo stesso obiettivo: lavorare e fornire indicazioni precise non solo sulla donazione, ma anche su come potersi rendere utili a sostegno delle necessità della società.

Il secondo progetto, invece, si chiama “Donatori 2.0”: “Vogliamo realizzare un’app per instaurare un nuovo canale di comunicazione con chi dona, fornire informazioni sempre più precise e agevolare il contatto con i centri trasfusionali, magari permettendo di prenotare la donazione proprio attraverso l’app. È ovvio – conclude il presidente – che proprio in relazione a questa idea che stiamo sviluppando, avere la possibilità di potersi rivolgere ad un’unica banca dati renderebbe tutto più rapido e semplice”.

Di tempistiche ancora non si è parlato, ma il fatto che dalla Regione sia arrivata la disponibilità a parlare di un simile progetto, può far ben sperare non solo Avis, ma anche l’intero panorama dei donatori.