Matteo Bagnoli
La mia plasmaferesi

2018-10-04T12:36:51+00:00 24 settembre 2018|Donazioni|
di Sara Catalini

«La plasmaferesi è bellissima, perché si può farla spesso e ce n’è tanto bisogno. Per me è un appuntamento irrinunciabile». Sono le parole entusiaste di Matteo Bagnoli (34 anni), giovanissimo presidente di Avis Livorno, che ha messo il dono del sangue e del plasma al centro della sua vita: «Fin dalla mia prima donazione di sangue nel 2010, mi spiegarono che esisteva la plasmaferesi e non mi sono tirato indietro», racconta.

Matteo ha iniziato a donare il plasma come scelta di prevenzione oltre che di solidarietà: «Fin dalla prima donazione di sangue venne fuori che i miei livelli di ferro erano bassi – spiega – Così il medico mi indirizzò alla plasmaferesi, perché meno invasiva. Inoltre il mio gruppo sanguigno (B+) è più utile per l’approvvigionamento di plasma, che di sangue. Da quel momento non manco mai una donazione».

«DOPO LA PLASMAFERESI MI VADO ANCHE AD ALLENARE»

Donare il plasma è anche meno impegnativo della donazione di sangue, perché ha meno ricadute sull’organismo. Tra gli altri vantaggi, permette di recuperare come donatori idonei anche i soggetti con valori di emoglobina al di sotto della soglia richiesta per le donazioni di sangue intero. Questo perché i globuli rossi vengono rinfusi nel paziente durante la plasmaferesi, per raccogliere 700 ml di plasma a seduta: «Molti donatori sono scoraggiati dai 50 minuti richiesti per la plasmaferesi – dice Matteo – È vero che richiede tempo, ma il fisico ne resta meno coinvolto e in 48 ore avviene il reintegro nel corpo della quantità donata. Io sono sempre riuscito ad allenarmi dopo la donazione di plasma, ci sono meno controindicazioni e poi si può fare ogni 14 giorni».

COSÌ SI COSTRUISCE UN’ETICA DELLA DONAZIONE

La plasmaferesi è una tipologia di donazione che consente la raccolta del solo plasma, la parte di sangue priva di cellule. Il prelievo è effettuato mediante una macchina (separatore cellulare) che divide la parte liquida del sangue da quella corpuscolata (o cellulare) grazie ad una rotazione meccanica che compie dei “cicli”. I globuli rossi, globuli bianchi e piastrine vengono restituiti al donatore, mentre il plasma viene utilizzato per consentire le terapie trasfusionali e ricavarne numerosi farmaci detti plasmaderivati, fondamentali per la cura di malattie autoimmuni molto invalidanti: «Un cuore e una goccia di sangue/plasma sovrapposti, racchiusi in un cerchio. È il logo che compare sui farmaci emoderivati prodotti con plasma in Toscana (unica regione ad usarlo, ndr) – dice Matteo – Questo significa che proviene da donazioni volontarie e gratuite. La donazione di plasma salva tantissime vite, e avviene a garanzia dei pazienti e di tutto il sistema sangue».