La prof. “più brava d’Italia”: ecco
come porto la donazione a scuola

2018-06-09T13:20:24+00:00 9 Giugno 2018|storie|

Lei è la professoressa “più brava d’Italia”, Annamaria Berenzi, che ha dato vita al progetto “In viaggio per guarire”. Un percorso lungo tutta la Penisola per raccontare l’esperienza dei giovani ricoverati negli Spedali Civili di Brescia, con terribili diagnosi. Un incontro tra giovani usciti dalla malattie dopo mesi di sofferenze, paure e solitudini, e i loro coetanei che delle malattie non sanno nulla. «A 16 anni non si dovrebbe sapere cos’è il cancro. Eppure il significato l’ho dovuto imparare e in fretta. Quando mi hanno detto che ero malato avevo programmato una vacanza in Inghilterra con la scuola e non avrei mai pensato di non poterla fare. Invece sono iniziate le terapie e  la solitudine. Ora, a distanza di tempo e nonostante tutti i ricordi, belli ma soprattutto brutti, mi sento in ospedale come a casa. Quando sono uscito mi sono fatto un selfie e mi sono detto: sono fuori».

Sono le parole di Filippo che adesso ha 21 anni e che ha avuto la leucemia. Filippo, insieme ad altri ragazzi della scuola allestita negli Spedali Civili di Brescia, ha raccontato la sua esperienza all’Università La Sapienza, parlando ai suoi coetanei, durante la tappa romana del progetto coordinato dalla professoressa Annamaria Berenzi, promosso dal Miur e patrocinato da Ail, Associazione italiana contro le leucemie, i linfomi e il mieloma. Annamaria Berenzi insegna matematica nella sezione speciale allestita nell’ospedale di Brescia. «E’ il decimo anno di insegnamento ospedaliero – spiega a Donatorih24 -. Ho incontrato la potenza della comunicazione degli studenti ricoverati per patologie importanti. Mi hanno trasmesso la dignità di affrontare diagnosi e terapie molto pesanti che per fortuna spesso portano alla guarigione».

La magia della professoressa Berenzi è stata quella di coniugare i numeri della matematica con la malattia e la persona. «La matematica è terreno di incontro e la scuola in ospedale non ha senso se non c’è incontro che significa vita e la vita è anche sangue. Per me è stato un vero inno alla vita e appena ne ho avuto l’occasione ho investito il premio nel progetto, mi è sembrato naturale. Ora che il tour in molte scuole italiane è finito sono doppiamente contenta perché questa iniziativa sta diventando qualcosa di ancora più  importante e da tanti colleghi sta nascendo l’interesse di riprodurre questa idea».

Il progetto è stato realizzato con i fondi ricevuti grazie all’Italian Teacher Prize, premio per l’insegnante più meritevole che la professoressa Berenzi ha ricevuto nel 2017. Una bella cifra, 50mila euro, assegnata al progetto più interessante e che diventerà un appuntamento anche per il futuro grazie al finanziamento dell’Ail. «Abbiamo la fortuna di far continuare il progetto grazie all’associazione Ail – aggiunge l’insegnante – e stiamo studiando le modalità per farlo diventare più capillare. La speranza è di dare questo spazio in altri ospedali perché è una esigenza dei nostri ragazzi».

 L’obiettivo del progetto è stato quello di trasmettere la capacità di apprezzare le piccole cose della vita. Un altro scopo dell’idea è sensibilizzare alla donazione del sangue e di midollo, gesti importantissimi per aiutare chi è colpito da un tumore. Proprio come per Filippo, che ha trovato nella mamma una donatrice compatibile. «La ringrazio perché a 17 anni mi ha dato nuovamente la vita».

I ragazzi che hanno vissuto o vivono l’esperienza della malattia, durante i loro interventi hanno raccontato la difficoltà, i dolori, le terapie ma anche l’indifferenza dei compagni di classe, infine il senso di rinascita arrivato con la guarigione. E’ il caso di Alessia che ha commosso la platea di coetanei della Sapienza, Università di Roma. «L’Ail – ha concluso l’incontro alla Sapienza il vice presidente Marco Vignetti – ha abbracciato l’iniziativa con lo scopo di far crescere il progetto e permettere ad altri ragazzi di intraprendere questo viaggio all’insegna della crescita e del confronto». Nell’ultimissimo appuntamento nell’ospedale di Brescia, la dottoressa Daniela Stralba del servizio pediatrico, intervenuta in rappresentanza delle autorità sanitarie locali, ha detto: «Sono contenta per la riuscita della manifestazione. Abbiamo raccolto tante testimonianze che ci hanno lasciato senza parole. Una ragazza di Palermo ci ha scritto: ho capito l’importanza di certi momenti drammatici e l’inutilità di certi problemi degli adolescenti».